E’ morto a 97 anni Maurice Duverger, il padre o “papa”, come lo hanno definito i suoi colleghi giornalisti di Le Monde, delle scienze politiche. Nato nel 1917 ad Angouleme nel sud-ovest della Francia, diviene avvocato a fine anni trenta e nel 1948 giurista all’università di Bordeaux. Sempre a Bordeaux fonda nello stesso anno l’Istituto di studi politici, prima che il percorso della sua carriera lo porti presso l’Università di Paris I-Sorbonne, dove sarà professore emerito.

Grazie al saggio del 1951 – I Partiti Politici – che sarà rieditato per nove volte, studiato in centinaia di università del mondo, e che otterrà perfino una pagina a sé stante nella Enciclopedia Treccani, Duverger ha influenzato generazioni di lettori e studenti con la prima delle teorizzazioni che hanno aiutato a costruire le basi delle moderne “scienze politiche”. “In questo libro Duverger riesce a teorizzare tutto: come i partiti cambiano nel corso del tempo (da partito di notabili, poi di quadri e infine di massa); come cambiano le loro modalità di aggregazione e composizione di sistema (dal bipartitismo al multipartitismo); e ancora descrive gli effetti dei sistemi elettorali sulla struttura dei partiti e sulle formazioni di governo. Chi non ha mai letto nulla sul tema, legga questo libro e capirà moltissimo anche della politica di oggi”, spiega al fattoquotidiano.it il politologo Gianfranco Pasquino.

Duverger è celebre anche per un’altra teorizzazione erroneamente attribuita a lui a livello di invenzione terminologica, ma analiticamente elaborata e presentata come forma di governo praticabile e praticata in Francia a partire dal ritorno in scena del generale De Gaulle (1958) e alla nascita della V Repubblica francese: il semipresidenzialismo. “Duverger non inventa il termine di per sé, attribuibile peraltro al direttore di Le Monde per il quale scriveva all’epoca – continua Pasquino – invece fa di più, lo interpreta correttamente e ne scopre le peculiarità di governabilità e stabilità. Il presidente della Repubblica viene eletto direttamente dai cittadini, mentre il primo ministro viene nominato dallo stesso Presidente e allo stesso tempo deve ottenere la fiducia del Parlamento. E’ un sistema che ha retto egregiamente nel tempo in Francia, anche di fronte ad ‘agenti esterni’ come per il donnaiolo Hollande e il monello Sarkozy”.

Accanto al suo insegnamento Duverger ha collaborato con numerosi quotidiani (El Pais, Corriere della Sera) e condotto una breve ma significativa carriera politica quando nel 1989 è stato eletto al Parlamento Europeo nella lista del Partito Comunista Italiano, lui che era stato vicino al socialismo francese e da giornalista e studioso era stato piuttosto critico verso gli omologhi “compagni” francesi. Infine nel 1987, la rivista Actuel lo ha accusato di antisemitismo durante l’occupazione nazista in Francia prendendo spunto da una pubblicazione giuridica del 1941 dove scrive dello stato degli ebrei e delle donne all’epoca. Duverger vinse la causa per diffamazione contro il mensile in quanto il giudice ritenne che il suo commento al momento non implicasse l’approvazione della legge di Vichy. Nel 2003, la rivista Storia lo ha nuovamente accusato di aver scritto sotto pseudonimo per un giornale collaborazionista di Bordeaux.fr