Una vecchia storiella, che prende in giro le organizzazioni troppo burocratizzate, può offrire qualche interessante spunto di riflessione sui problemi del nostro paese. Un’impresa americana (o italiana a seconda delle versioni) e una giapponese si sfidano ogni anno in una gara di canoa. La giapponese, il primo anno, vince con largo margine e, quando si cerca di indagare sulle cause della sconfitta, emerge che nella squadra americana c’erano 7 timonieri e un rematore, nell’altra 7 rematori e un timoniere.

Gli americani cercano di porre rimedio al problema e assumono dei consulenti molto costosi che, esaminata la vicenda, confermano che il problema sembra essere il numero eccessivo di timonieri rispetto ai rematori. Gli americani si presentano la volta successiva con una squadra radicalmente ristrutturata: 4 supervisori alla navigazione, 3 coordinatori di indirizzo e un rematore con un sistema incentivante innovativo. Dopo una sconfitta peggiore della precedente, il rematore viene licenziato, la composizione della squadra viene appaltata a un fornitore indiano e i soldi risparmiati distribuiti ai manager come bonus.

Al di là delle imbarazzanti similitudini con determinate circostanze del mondo reale, la storiella potrebbe offrirci più di qualche spunto sulla realtà che ci circonda. A seconda della fazione ideologica di appartenenza, i 7 timonieri che non remano, possono far venire in mente gli evasori fiscali, (per i sinistroidi convinto che il mondo si regga sui pensionati e i lavoratori dipendenti), oppure i fannulloni che rubano lo stipendio allo stato (per i liberal destroidi convinti che dello stato si possa fare anche a meno), o ogni caso rappresentare degnamente la casta parassitaria di politici e dirigenti di enti e aziende pubbliche su cui la maggior parte degli italiani sfoga il proprio risentimento, salvo poi continuare a votarli* ad ogni occasione utile.

Fin qui a ciascuno la sua nemesi, però a ben guardare si può fare una considerazione più generale (e quindi valida per tutti i colori politici) tutte le volte che si discute di politica economica, senza prevedere variazioni nei livelli di spesa pubblica e di pressione fiscale, ma ri-bilanciando semplicemente le diverse poste (tipo tolgo 90 euro alle partite Iva e ne do 80 a dipendenti a basso reddito) si sta ipotizzando di provare cambiare la velocità della canoa lasciando invariato (o peggio riducendo) il numero di quelli che remano.

Guardatevi indietro di qualche decennio, osservate le politiche praticate dai governi e quelle proposte da chi era all’opposizione e chiedetevi se qualcuno si è mai posto il problema** che erano sempre i soliti noti a remare? Leggete negli equilibrismi rocamboleschi della Renzinomics qualche timida apertura volta a dare sollievo a chi è stremato per aver remato da solo o a far remare finalmente è stato trasportato fino ad oggi? Vi pare che i populisti di destra o del Movimento 5 Stelle, mentre inseguivano le chimere no-euro o si accanivano contro gli immigrati, si siano accorti del problema del rematore unico?

La canoa Italia è da tempo avviata su un percorso disastroso, che per connotazione tragicomica ricorda più la Costa Concordia che il Titanic, ma gli italiani sembrano troppo ossessionati dalla redistribuzione e occupati a litigarsi le spoglie di un passato leggendario, per accorgersi che nel presente i rematori sono rimasti in pochi ed hanno sempre meno voglia di andare avanti in queste condizioni.

*Sì si vota anche al di fuori delle scadenze elettorali, si vota tutti i giorni, con i piedi, col portafogli e finanche col telecomando.

**A onor del vero qualcuno se l’era posto, ma non ha avuto un grande seguito