Freedom is slavery: difficile non scorgere nello slogan inciso sulla facciata piramidale del ministero della Verità di orwelliana memoria una profezia compiuta del nostro presente ipertecnologico. La totale tracciabilità dei nostri percorsi tramite le applicazioni di localizzazione degli smartphone è uno dei business più colossali del millennio, perché i movimenti ci definiscono, anzitutto in quanto consumatori, l’identità più appetibile per i signori della rete. Una passività che può essere forzata e scardinata con le armi del gioco e della creatività: questo l’obiettivo di Erro, inedito ed originale contest artistico interattivo promosso dall’associazione culturale Meno Male di Bologna, in collaborazione con l’agenzia letteraria ind.A.co.. Un concorso che invita i flâneurs digitali a tracciare sulla tela della città la loro personale opera d’arte, resa graficamente sullo schermo dalla cronologia dei movimenti registrata da Google attraverso i telefoni cellulari. Fino al 18 gennaio sarà possibile caricare sul sito www.erro.me le proprie mappe (fino a 5 per partecipante), corredate di una breve descrizione che espliciti la chiave di lettura del disegno, composto attraverso il proprio camminare consapevole. Le opere migliori saranno poi presentate negli spazi del Meno Male (via De’ Pepoli,1) in concomitanza con ArteFiera 2015, dal 22 al 25 gennaio, data nella quale saranno premiati i vincitori. Un format che da Bologna sarà poi esportato, nei prossimi mesi, a Londra e New York.

“Quotidianamente ogni possessore di smartphone viene definito nel suo muoversi nello spazio tramite la location history di Google, che traccia e ricorda, per impostazione predefinita, la cronologia delle posizioni e degli spostamenti effettuati durante il giorno” spiega Marco Magagnoli, presidente dell’Associazione Meno Male ed ideatore del contest. Un intreccio di linee rette generate automaticamente dagli algoritmi della rete, che ci restituiscono graficamente i nostri movimenti o staticità quotidiani. “La telefonia mobile presuppone un silenzioso baratto: un po’ di privacy in cambio di servizi e applicazioni gratuite”. Attraverso Erro quella traccia, quel segno registrato dalla rete vuole diventare disegno consapevole di un moderno vagabondo che, continua Magagnoli, “munito solo del proprio telefono, dei propri passi e di un’immaginazione vertiginosa” compone guidato da una precisa intenzione semiotica. Scrivere, insomma, per non essere incessantemente scritti: un atto politico, se si vuole, insieme ad una, seppur ludica, riappropriazione di soggettività e di libertà che affranchi dal senso di impotenza e passività del soggetto nel mondo, restituendo responsabilità anche al semplice spostarsi nello spazio urbano.

“Se la nostra potenza di agire è annientata, se quello che caratterizza la nostra dimensione politica è un sentimento di impotenza e un costante esercizio di delega radicale” dice il filosofo Stefano Bonaga, che assieme a Marco Magagnoli ha ideato il contest “Erro” che vuole essere un segnale giocoso e un po’ folle di una possibilità residua di azione: contromappare, o mappare la città in senso consapevole, diventa un rituale in controtendenza con la passività universale”. Un progetto che non a caso nasce a Bologna, città la cui poesia, dice Magagnoli, “è legata proprio alla sua struttura urbanistica, al suo saper proteggere, all’ombra dei portici, il percorso imprevisto, e di conseguenza l’imprevedibilità dell’incontro, presupposto necessario per la nascita di un nuovo mondo e di un nuovo sé”. Un contest che, nelle intenzioni degli organizzatori, vorrebbe coinvolgere soprattutto il mondo dei più giovani, della generazione dei nativi digitali che spesso non hanno una precisa coscienza della loro passività. “La rete ci era stata promessa come window, come finestra” conclude Magagnoli “mentre si sta trasformando in specchio. Erro è un invito a considerare la possibilità di ribaltare il nostro rapporto con la tecnologia, diventando opera e non più operato, definito”. Schizzando il proprio dripping virtuale, come novelli Jackson Pollock.