“Non è tanto quello che facciamo, ma quanto amore mettiamo nel farlo. Non è tanto quello che diamo, ma quanto amore mettiamo nel dare” diceva madre Teresa di Calcutta.

Dopo aver conosciuto il presidente dell’Associazione Amici del “Centro Dino Ferrari”,  questa frase della grande donna di Calcutta mi è tornata in mente.

Da quando la Dott.ssa Marialuisa Trussardi ha deciso di accettare la carica di presidente dell’Associazione –  che da trent’anni supporta la ricerca scientifica del “Centro Dino Ferrari”,  dell’Università degli studi di Milano Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, nel campo delle malattie neuromuscolari e neurodegenerative –  le attività di raccolta fondi si sono ulteriormente ampliate e aggiornate con l’attuale periodo storico.  “In passato la politica dell’Associazione  era più riservata, tuttavia abbiamo deciso di aprirci maggiormente, per permettere a chiunque voglia di supportare le nostre attività”.

La sfida che ogni fondazione, istituto o ente di beneficenza affronta in questi ultimi anni è soprattutto quella economica. Personale qualificato e ricercatori hanno ovviamente un costo. “Quest’anno oltre 135 medici del Centro, hanno potuto visitare 155000 pazienti tra il Policlinico di Milano e le strutture gemellate” , spiega Trussardi. Per quanto molti membri dell’istituto svolgano la loro funzione pro bono, come la stessa Trussardi, la necessità di raccolta fondi rimane un tema importante per la crescita delle attività di ricerca scientifica. “Anche noi abbiamo subito la crisi negli ultimi anni. Se da un lato si è reso necessario uno sforzo continuo per ampliare il ventaglio delle attività di raccolta, sul fronte delle donazioni economiche abbiamo  riscontrato una sempre maggiore difficoltà”.

Quest’anno, tra le altre iniziative, si sono celebrati i 30 anni dell’Associazione a Palazzo Reale, con un’asta benefica battuta da Christie’s. “Questi eventi ci permettono di dialogare con i nostri donors istituzionali e le aziende che ci supportano. Tuttavia le malattie neurodegenerative sono, sfortunatamente, un evento comune a tutta la popolazione italiana. “Abbiamo quindi deciso di attuare nuove soluzioni quali il 5 x 1000, gli sms solidali e le pergamene celebrative per eventi speciali, come il Natale. Ultimo, ma non per questo meno importante, il contatto con la rete. La nostra più recente scoperta è la piattaforma CharityStars. Con loro abbiamo deciso di mettere all’asta differenti soluzioni: dal conoscere un personaggio nel nostro network di contatti, a prodotti di serie limitata provenienti dai nostri partner o partecipazione ai backstage delle sfilate (per esempio Trussardi). I risultati sono stati ottimi e ci hanno permesso di raggiungere  un ulteriore bacino di utenti che, modernamente connessi alla rete, hanno maggior sensibilità per le malattie di cui ci prendiamo cura e che combattiamo ogni giorno”, conclude la dott.ssa Marialuisa Trussardi.

Le aste benefiche non sono certo una novità, tanto meno quelle online, gestite a volte da siti appositi come Ebay e da singoli operatori. Tuttavia di recente è nato un sito che sembra essere la perfetta soluzione per chi vuole raccogliere fondi utilizzando le ampie potenzialità del web. “Abbiamo 15 mesi di attività alle spalle, e continuiamo a crescere. A chiusura di questo mese contiamo di raccogliere oltre 200.000 euro di donazioni per beneficenza”. Francesco Nazari Fusetti, Ceo e socio fondatore di CharityStars: “Offriamo differenti soluzioni per ogni fascia di interesse: dalle offerte esperienziali, quali un incontro con un calciatore, o un imprenditore; a realtà di effettivo acquisto di oggetti. La vendita di oggetti si divide in due categorie principali: la vendita di un oggetto personale appartenuto a un vip, oppure la vendita di serie limitate di capi di moda o design.  Il nostro target mira alla fascia 30-45 con una conoscenza avanzata della rete e una maggior sensibilità per le cause sociali. La nostra presenza sul territorio si è ulteriormente ampliata di recente con l’apertura di una sede a Londra. Da sempre il mercato anglosassone ha un’elevata sensibilità per la charity. Se il Regno Unito dovesse dimostrarsi un mercato favorevole stiamo valutando un ulteriore passo verso Hollywood, meglio dire Los Angeles, per trovare un luogo di dialogo con le celebrities americane”.

Se il tema della charity è un area di estrema importanza, specie con la crisi economica che ha posto un aggiuntivo carico morale ed economico a tutti gli enti benefici, in passato eventi o intermediari per la raccolta di fondi si sono dimostrati poco trasparenti. Questa tendenza talvolta ha creato diffidenza da parte dei possibili donatori. “La nostra percentuale per ogni progetto è del 15%, al lordo dei costi di transazione bancarie siamo a circa il 12%. Questa percentuale ci permette di coprire i costi del personale, impianti e locazione. Se è vero che la nostra attività è digitale, tutta la parte dietro le quinte richiede un fattore umano efficiente e specializzato. Qui in sede ci occupiamo di ogni cosa possa supportare ogni singola campagna: rendicontazione, gestione della merce, logistica, manutenzione delle aste, attività di Pr digitali per promuovere ogni singolo evento. Spesso anche le celebrity ci danno una mano. L’asta della maglia di Ronaldo che si è chiusa proprio ieri a 16.000 euro ne è un esempio. Lo stesso Ronaldo si è attivato sui suoi canali social per promuovere la causa”, conclude Fusetti.

In un periodo di grande crisi economica è bello scoprire che nascono nuove forme per contribuire alla ricerca e sensibilizzare la società. Credo che ogni nazione trovi, in un momento di crisi, per quanto grave, un’unità, una forza propulsiva quasi primitiva che possa spingere a sopravvivere e crescere ulteriormente. Il caso dell’Associazione Amici del “Centro Dino Ferrari”, che ha deciso di continuare la sua missione rinnovando il suo metodo di dialogo con la società civile grazie a CharityStars, è uno dei tanti esempi di questo sforzo per superare la crisi unendo le forze.

@EnricoVerga