rennabianca1Se la renna è identificata da molti bambini e in particolare in questo periodo dell’anno con l’animale che accompagna Babbo Natale, che traina la slitta, che si fa complice nella consegna dei regali, ecco invece un albo appena arrivato in libreria per raccontare di una renna sì protagonista, ma di una storia giocata sul filo della magia, che si presta a molteplici piani di lettura e ad essere quindi letta con e da lettori di età diverse.

Renna Bianca, edito da Orecchio Acerbo, è scritto ed illustrato da Kim Sena e stupisce innanzitutto per la bellezza delle immagini che accompagnano il testo, per la nitidezza del tratto a matita che restituisce perfettamente l’ambiente innevato, i particolari degli interni, le espressioni dei personaggi. Narra di Hanna, una bambina che parla con alberi e animali e che condivide questa passione col papà, mentre la mamma appare scettica di fronte ai comportamenti della figlia e più attenta al lusso del treno su cui sono salite. Durante il viaggio che le porterà dal padre di Hanna, lontano da tempo per lavoro, ecco entrare nel loro scompartimento una renna elegantemente vestita, con tanto di valigetta di pelle e accompagnamento di rane e ranocchi. Offre, per scusarsi dell’invasione, dei cioccolatini, spiegando che alcuni realizzano i desideri degli uomini, altri sono destinati agli animali. Inutile dire che la madre di Hanna sceglie subito quelli proibiti (come non pensare alla fiaba dei tre desideri nelle sue tante versioni, non ultima quella illustrata da Van Allsburg per Logos col titolo “Il fico più dolce”?).

Ma la storia si concentra sulla capacità di Hanna di leggere negli occhi vivi e bagnati di dolore e malinconia della renna, di percepire le sofferenze vissute e taciute, a cui solo simbolo rimane un ramo spezzato del suo grande palco di corna. Hanna, in silenzio, senza bisogno di spiegazioni e come naturale gesto nei confronti di chi le sta davanti, ripara al danno con ciò che ha di più caro: un piccolo albero che porta sempre con sé. Rompe così l’incantesimo che tiene imprigionato l’animale e prosegue il viaggio, sorridendo silenti mentre la mamma dorme ignara.

Una storia sugli incontri inaspettati, sulla generosità, sulla potenza dei nuovi innesti che possono – metaforicamente e no – lenire, riparare, riportare in vita.

di Caterina Ramonda