Matteo Renzi che ferma l’assalto alla diligenza della finanziaria, ripulendola da “marchette” e finanziamenti a pioggia. Così vuole la vulgata ufficiale diffusa da Palazzo Chigi negli ultimi due giorni. Un capolavoro di comunicazione che ha però poco a che fare con la realtà. Ora che il testo della manovra è tornato alla Camera, infatti, il Servizio Studi di Montecitorio ha elaborato una tabella di sintesi sulle modifiche apportate in Senato. E l’elenco di finanziamenti microsettoriali, aiutini normette che servono a questo e a quello resta davvero lungo. In sostanza la famosa ripulitura si è limitata a bloccare nove assunzioni al Parco del Gran Paradiso e poco altro. Non c’è di che essere sorpresi, d’altronde, visto che questi emendamenti – anche quelli tolti a scopo pubblicitario – erano stati tutti concordati tra governo, relatore e maggioranza a palazzo Madama: ovvio che siano ancora tutti lì. Breve nota di metodo: in questo elenco ci sono anche interventi persino meritori. Il punto è che la legge vieta di inserire nel ddl di Stabilità microfinanziamenti o norme ordinamentali, per evitare che il bilancio dello Stato venga compilato dalle lobby più forti e da chi ha amici a palazzo Chigi o ai piani alti dei partiti. È tanto vero che domenica mattina, al termine della discussione generale in commissione alla Camera, lo stesso viceministro dell’Economia Enrico Morando ha avuto l’onestà intellettuale di ammettere la cosa: “E’ vero, gli interventi territoriali e settoriali sono rimasti”.

Gli aiuti a lobby grandi e piccole

Eni. Il Cane a sei zampe incassa la semplificazione del regime autorizzativo per il trasferimento e lo stoccaggio di idrocarburi, a cui viene esteso il regime delle “opere strategiche” già concesso agli impianti. Questo permette al gruppo di velocizzare l’iter sul suo progetto a Tempa Rossa, in Basilicata. All’Eni – e colossi come Hera – piace anche l’aumento dell’Iva dal 10 al 22% sul “pellet da riscaldamento” (segatura essiccata e compressa che si usa per le stufe), che sostanzialmente finisce per mettere fuori mercato un concorrente del gas.

Giochi. È un sostanziale condono quello che si realizza sul settore giochi e concede ai “soggetti che offrono scommesse con vincite in denaro senza essere collegati al totalizzatore nazionale di regolarizzare la propria posizione”. Devono solo, entro il 31 gennaio, presentare all’Agenzia dei monopoli “una dichiarazione di impegno alla regolarizzazione fiscale per emersione” e chiedere la licenza versando 10.000 euro e le tasse dovute per i periodi di imposta precedenti.

Autotrasporto. Una delle lobby più efficienti in Parlamento: dovevano subire il taglio del 15% del credito d’imposta sul gasolio, ma hanno ottenuto un rinvio addirittura al 2019.

Partiti. Un piccolo comma spiega che la detraibilità dei versamenti effettuati ai partiti politici (che ammonta alla bellezza del 26%) vale anche per le “donazioni”. La norma interessa proprio parlamentari e eletti, che in genere versano una parte del loro stipendio al partito.

Frequenze tv. Finora l’Agcom aveva il compito di assegnare quelle non utilizzate a livello nazionale alle televisioni locali: ora, con un piccolo emendamento, l’Autorità – in alcuni casi – potrà dare queste frequenze anche a Rai, La7 e Mediaset.

Pescatori. La cassa integrazione in deroga nel solo settore della pesca si prende 30 milioni per il 2015.

Latte. Il settore lattiero e caseario si prende 8 milioni nel 2015 e 50 per ciascuno degli anni 2016 e 2017. Sono esclusi i produttori che non hanno pagato le multe delle quote latte.

Armatori. Cinque milioni l’anno per i prossimi venti per “progetti innovativi nel campo navale”.

Lupi/1. Il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti guidato da Maurizio Lupi ottiene di poter affidare, in deroga alla legge, ancora per un altro anno un bel po’ di consulenze con contratti di collaborazione coordinata e continuativa.

Lupi/2. Cinque milioni e mezzo sono stanziati per la tutela e la promozione del patrimonio culturale “e storico”. Come spenderli lo decide sempre il ministero delle Infrastrutture. Dopo aver fatto una telefonata a quello dei Beni culturali.

Expo 2015. Un comma scritto in modo poco chiaro consente di fatto a Expo Spa di fare gare d’appalto senza passare per Consip, cioè la centrale degli acquisti che dovrebbe individuare i prezzi più convenienti. Non proprio una grande idea per un’impresa che è già nell’occhio del ciclone per vicende non edificanti. Un’altra norma, invece, autorizza la spesa di 7,5 milioni di euro per interventi sul Duomo di Milano in vista di Expo 2015.

La “politica del territorio”

Sicilia 1990. Trenta milioni l’anno fino al 2017 per “i soggetti colpiti dal sisma del 1990 che ha interessato le province di Catania, Ragusa e Siracusa”.

Molise 2002. Cinque milioni di euro per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del 2002, quello in cui crollò la scuola di San Giuliano.

Chiamparino. Diventa commissario di se stesso per il pagamento dei debiti della regione. In sostanza, sul modello Roma, viene creata una “bad company” in cui finisce il debito pregresso del Piemonte al 31 dicembre 2013.

Sardegna 1 e 2. La regione guidata dal democratico Francesco Pigliaru è autorizzata a utilizzare 50 milioni di trasferimenti statali destinati al pagamento del debito per finanziare investimenti. Sempre alla sola Sardegna vengono destinati 5 milioni di euro per la ristrutturazione delle scuole (vale la pena ricordare che palazzo Chigi sta attuando un piano nazionale sul tema che riguarda, ovviamente, anche la Sardegna).

Metropolitane. Alle metrotranvie di Milano-Limbiate, di Padova e di Venezia vanno un contributo da 12,5 milioni l’anno per il prossimo quindicennio e un po’ di soldi sparsi (7,5 milioni l’anno prossimo, 72 nel 2016, 20 milioni nel 2018 e 40 nel 2019).

Stretto di Messina. In mancanza del Ponte, quest’anno si finanzia con 10 milioni l’anno fino al 2017 il servizio di trasporto veloce nello Stretto di Messina. Praticamente gli aliscafi.

Liguria. Per motivi misteriosi la ferrovia Andora-Finale Ligure si guadagna un apposito comma della legge di Stabilità: sarà pagata con un contributo quindicennale da 15 milioni l’anno “in erogazione diretta”. Nelle pieghe della manovra finiscono anche altri 8 milioni per l’alluvione di Genova dell’ottobre scorso.

Val d’Aosta. Per compensarla della perdita di un’accisa su energia elettrica e alcolici, lo Stato trasferisca alla regione 70 milioni l’anno.

Bagnoli 1 e 2. Dello stanziamento per le bonifiche nei Siti di interesse nazionale contaminati dall’amianto è previsto che 25 milioni l’anno fino al 2017 vadano obbligatoriamente a quelli di Casale Monferrato e Napoli-Bagnoli. Il sito di Bagnoli, peraltro, che col decreto Sblocca Italia passa alla gestione di un commissario di governo esautorando il Comune di Napoli e i livelli locali, viene anche ampliato.

Finanziamenti a pioggia, anche a fin di bene 

Questo e quello. Dodici milioni vanno a Italia Lavoro Spa dell’omonimo ministero, all’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) invece 10 milioni, come pure all’Inaf (Istituto nazionale di astrofisica). La torta più grossa se la aggiudica il Centro nazionale di adroterapia oncologica (Cnao), che ottiene un finanziamento di 30 milioni in tre anni. L’Istituto italiano di tecnologia di Genova vince invece tre milioni di euro più altri tre di mancati tagli che erano inizialmente previsti dalla manovra. I collegi universitari legalmente riconosciuti (la lista è sul sito del ministero) ottengono un finanziamento di 4 milioni l’anno fino al 2017 per “interventi”. Nel 2015 un milione andrà alla Fondazione Auschwitz-Birkenau che si occupa della manutenzione del campo di sterminio, sei milioni e mezzo all’Unione italiana ciechi e ipovedenti, 3,5 alla promozione della lingua italiana all’estero. Il Comitato italiano paralimpico ottiene un finanziamento stabile di 7 milioni l’anno.