Nascerà il 2 gennaio, il piccolo MattiaLa data del parto programmato è fissata da tempo. Lo immagino già perfetto, coperto di una sottile peluria che lo protegge, tutte le minuscole unghie già formate, ogni pezzo al suo posto.

Certo esistono la malattia, l‘anomalia. E sono cose che fanno scappare le parole, piegare le ginocchia, quando si tratta di bambini, a maggior ragione. Comunque, ciascuno a suo modo, ogni bambino nasce perfetto. C’è armonia nelle dimensioni, nelle proporzioni. Mi chiedo cos’è che ci intacca crescendo.

Perché questo equilibrio e questa perfezione, questa meravigliosa forza della vita, racchiusi nella più commovente fragilità, lentamente ci abbandonano? Giovanni da qualche tempo ha le labbra rosse, come se avesse il rossetto. Passa continuamente la lingua sulla bocca, il freddo e l’arsura fanno il resto. È un tic. Passerà. Ma fa riflettere su come fin da bambini impariamo a volte a crearci gabbie. Gabbie della mente: tic, paure, ossessioni, ansie, angosce. Riserviamo un posto privilegiato nella nostra mente a qualche spiacevole mostro che ci limita, ci domina, ci tormenta. Per quale motivo?   

Corrosi dall’inappetenza, sformati dall’appetito senza freno, sfiancati dall’insonnia, dal panico, dall’ira, dall’insofferenza. Ci costruiamo con meticolosa ferocia le nostre gabbie. Inesorabilmente i limiti ci governano, ci piegano, ci sottomettono. Non importa quanti doni abbiamo ricevuto, né quanto sibaritica sia l’esistenza che conduciamo. Noi ci sfiniamo in battaglie contro mostri invisibili. C’è la bellezza a portata di mano. Ci sono l’equilibrio e la pienezza. Ma non per noi. Miopi verso tutto ciò che ci riguarda da vicino, cerchiamo altrove, corriamo fuori , in una battaglia esiziale che ci vede spesso perdenti e delusi.

Mattia non lo sa. Nascerà. Piangerà. Respirerà a pieni polmoni, fino in fondo. Andrò a trovarlo per sforzarmi di capire come fa e imparare.

Il Fatto Quotidiano del Lunedì, 15 dicembre 2014