Un grazie a Giorgio Santelli e a Stefano Corradino di Articolo 21, che hanno deciso di convocare un sit in per martedì 23 dicembre, a partire dalle ore 19, davanti alla sede della rappresentanza diplomatica turca in piazza Indipendenza a Roma. Lo hanno fatto per dire no al bavaglio turco, a quel cappio che Erdogan sta stringendo attorno al collo delle opposizioni e di quei cronisti che hanno osato continuare a fare il loro mestiere.

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In una sola giornata sono finiti in galera oltre 70 giornalisti, senza contare quelli che, da tempo, già svernano nelle prigioni di Istanbul e dintorni. Alcuni sono stati poi rilasciati, ma la maggior parte continua a restare in carcere. La motivazione è sempre la stessa: attentato alla sicurezza nazionale e, di conseguenza, la delirante equiparazione tra i giornalisti ed i terroristi. Questo è il grimaldello usato da Erdogan, e non solo da Lui, per giustificare gli arresti e colpire le opposizioni.

Questo non significa che, come sostengono alcuni analisti, non esistano davvero piani eversivi e di diversa natura e colore anche in Turchia, ma nulla può giustificare retate di questa natura.
Non a caso la Turchia, in tutti i rapporti internazionali sulla libertà di informazione, occupa una posizione indecorosa, insieme a Eritrea, Cina, Corea del Nord, Messico, Iran…

Di fronte al massacro di diritti civili e politici anche l’ Europa è stata costretta ad alzare la voce, ma Erdogan non ha esitato a rispondere: “Fatevi i fatti vostri ” e forse in turco avrà usato una espressione più colorita.
Naturalmente continuerà a fare come gli pare, perché considerazioni di opportunità, e soprattutto di opportunismo politico, sconsiglieranno alle istituzioni internazionali di compiere qualsiasi passo concreto per chiedere la liberazione dei prigionieri politici, a partire dai giornalisti.

Per questo ci è sembrato giusto segnalare la generosa iniziativa di chi ha deciso di far sentire comunque una voce di dissenso e di solidarietà nei confronti di chi davvero sta lottando per liberarsi da bavagli odiosi e violenti.
Per queste ragioni ci permettiamo anche di chiedere ai lettori di questo blog di aderire e di sostenere la petizione lanciata da decine e decine di associazioni e pubblicata dalla grande e civile piattaforma di Change.org.