Il Movimento 5 Stelle torna all’attacco sulla rete di telecomunicazioni in fibra. Il senatore Andrea Cioffi ha presentato una mozione in cui chiede al governo di impegnarsi per la realizzazione di “una società a partecipazione statale maggioritaria, volta a promuovere la realizzazione e la completa unificazione della rete a banda ultra larga nazionale” anche attraverso la partecipazione degli operatori telecom privati.

L’iniziativa parlamentare arriva proprio mentre il governo Renzi si accinge a raccogliere i risultati della consultazione pubblica sul piano a banda ultra larga e sulla crescita digitale che prevede fino a 7 miliardi di investimenti per connettere entro il 2020 il 100% degli italiani a 30 megabit per secondo (l’85% a 100 megabit). I dati raccolti dovrebbero servire all’esecutivo per aggiustare eventualmente la mira sulla partita della banda larga dopo il botta e risposta dei giorni scorsi tra il vicesegretario generale della Presidenza del Consiglio Raffaele Tiscar e il sottosegretario alle telecomunicazioni, Antonello Giacomelli.

Secondo Tiscar bisogna ormai immaginare il progressivo spegnimento della rete in rame per fare spazio alla fibra di nuova generazione. Per far questo è necessario che gli operatori di telefonia la smettano di litigare. Se non lo faranno, allora “l’ultima soluzione è che il pubblico si rimbocchi le maniche e che l’Infratel di turno realizzi la rete”. L’intervento a gamba tesa di Tiscar è stato pero’ stato corretto dal ministero dello Sviluppo economico che ha puntualizzato come il piano del governo è “quello presentato e in consultazione” fino a sabato 20 dicembre.

In questi giorni, tuttavia, Tiscar sta incontrando i diversi operatori di telefonia del Paese per invitarli a partecipare ad un progetto sulla banda larga in cui lo Stato abbia la maggioranza. Il piano, da tempo sul tavolo di palazzo Chigi, non piace però a Telecom Italia che vorrebbe rafforzare il proprio network acquistando Metroweb, società oggi di proprietà del fondo F2I e della Cassa Depositi e Prestiti. La partita insomma è aperta e a favore della rete in fibra pubblica si prospetta una convergenza fra una parte del Pd che ha creduto nei progetti di Renzi e i 5 Stelle.