Che fosse una sentenza destinata a far discutere sembrava scontato. E oggi le reazioni alla decisione della Corte europea di Giustizia, che ha sancito la brevettabilità degli ovuli non fecondati, sono arrivate. L’Osservatore Romano parla di “Civiltà mortificata”, mentre per l’oncologo Umberto Veronesi si tratta di un “passo avanti per la ricerca”. Anche perché dietro il verdetto c’è un studio sulle cellule staminali etiche senza rigetto.

Nell’articolo, firmato da Lucetta Scarrafia, si legge che la sentenza “apre le porte a nuove frontiere e a nuove possibilità, non solo scientifiche, ma anche per il mercato farmaceutico. Non è un caso, infatti, che la richiesta sia partita da una società di ricerca farmaceutica, la Stem Cell Corporation”.Per la prima volta, infatti, osserva ancora l’articolo “sarà possibile brevettare una parte del corpo umano, come se fosse un manufatto. Al tempo stesso si è limitata la definizione di embrione, prodotto umano protetto dalle leggi. Dimenticando volutamente che prima di essere stati embrioni anche noi tutti siamo stati ovuli, dimenticando cioè che siamo tutti figli e che dobbiamo qualcosa a chi ci ha permesso di venire al mondo, fin dalle prime cellule. In questo modo, invece, gli scienziati si proclamano padroni del processo vitale, con la possibilità di intervenire per farne ciò che si vuole”.

“Come al solito, – prosegue l’articolo – tutto è giustificato con la ricerca scientifica, il bene che i malati ne potranno ricavare. Sarà vero? Soprattutto, vale la pena cercare terapie al prezzo di gravi violazioni del rispetto dell’essere umano? Anche stavolta i sostenitori della sentenza dicono che sono i ricercatori a dover valutare. Ma come è possibile pensare di lasciare una questione così decisiva nelle mani di persone che, ovviamente, vi sono implicate per interessi personali? Come non capire che siamo di fronte a un problema molto più ampio, molto più profondo? Ridurre questa grave questione semplicemente a un cavillo giuridico – cioè al fatto che l’ovulo non può essere qualificato come embrione – mortifica la civiltà. E non basta: dobbiamo anche ricordare che, con questa sentenza, si aggiunge un altro tassello alla commercializzazione del corpo femminile, già in atto con il mercato degli ovuli e degli uteri. Che fine faranno le donne se la loro specificità, cioè la maternità, viene spezzettata e messa in vendita?”.

Di parere opposto Veronesi: “Si tratta di un importante passo avanti sulla strada della libertà di ricerca”. Lo scienziato, oggi a Milano a margine di un incontro spiega di avere accolto “benissimo” il pronunciamento dei giudici Ue, e di essere “favorevole” a quello che ritiene “un avanzamento, una liberalizzazione“.

Secondo il fondatore dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) del capoluogo lombardo, l’importanza della sentenza non sta tanto nel concetto di brevettabilità, che in questo caso è “riduttivo” e “fa pensare a una speculazione”. In realtà, spiega Veronesi, l’elemento chiave è che “ora l’ovulo umano non fecondato è libero per essere utilizzato a scopi di ricerca. In poche parole per ottenere cellule staminali“. Quanto al rischio temuto da alcuni, e cioè che questa apertura possa favorire il commercio illegale di ovuli, l’ex ministro della Sanità risponde “può darsi. Ma questo vale per tutti gli strumenti di ricerca – osserva – Anche una provetta può essere venduta e comprata. Si tratta certamente di un possibile effetto secondario da verificare e da controllare”.