Nel giro di poche ore, da una parte e dall’altra dell’Atlantico, si è scritta una pagina importante di storia. Quasi fossero d’accordo, prima il Parlamento di Strasburgo, sotto la spinta del S&D, ha riconosciuto il diritto dei palestinesi ad uno Stato indipendente e poco dopo il Presidente democratico degli Stati Uniti ha posto di fatto fine all’embargo di Cuba.Due ponti sono stati gettati, uno chiude per sempre il capitolo della guerra fredda, l’altro pone le basi per la pace in Medio Oriente. Non è banale rilevare il “colore” delle forze politiche che si sono rese artefici di questi ponti, né ricordare la straordinaria forza morale e sociale originata dalle parole, dall’azione e dall’esempio di Papa Francesco. La sinistra, pur nella sua diversa articolazione tra europea e statunitense, riscopre un po’ di internazionalismo pacifista, alza lo sguardo e cerca nuove soluzioni alle controversie internazionali.

È un primo passo, le stesse forze che hanno aperto a Cuba e Palestina, sono anche in guerra contro l’Isis, ma è la via da seguire, sempre più. Se guardiamo agli ultimi episodi, in Canada e a Sidney, è ben evidente che tutti i migliori armamenti del mondo non possono difenderci dalla disperazione e dal fanatismo. Se avremo il coraggio di percorrere quei ponti che stiamo costruendo, scopriremo che il reciproco riconoscimento e le alleanze con l’Islam moderato, saranno difese ben più solide rispetto al terrorismo estremista. Ad oggi, l’alleanza con l’Occidente non protegge i paesi, come il Pakistan, considerati più avamposti che alleati. Se non sapremo garantire benessere, democrazia, istruzione e sicurezza in quei luoghi, nessun bombardamento ci renderà più sereni.
La strada non è semplice, ma è già stata applicata, proprio dagli Stati Uniti e più volte. Non solo, infatti, gli Usa seppero farsi garanti della ricostruzione in Europa Occidentale, togliendo così linfa vitale alle dittature di destra o di sinistra, ma altrettanto fecero in Corea del Sud, che divenne via via un’economia solida e, dopo la caduta dell’Urss, una democrazia.

Ovvero, yes we can!

Negli ultimi decenni, ancor più dopo l’11 settembre, si era invece inaugurata una politica estera votata all’attacco con la forza militare verso i presunti responsabili e soprattutto di difesa, ovvero di vincoli e di controlli. Il disastro mediorientale, con le centinaia di migliaia di vittime che si porta dietro, dimostra quanto questa politica sia stata inadeguata, quasi sempre controproducente e spesso demenziale.
In meno di 24 ore si è dato un segno di senso opposto. Gli Usa hanno scelto che si può essere amici di un nemico storico, l’Ue ha voluto finalmente esprimere che l’amicizia con Israele e quella con la Palestina non sono affatto inconciliabili e che ciascun popolo ha diritto alla sua terra. Siamo vicini a Natale, avevamo tutti bisogno di buone notizie e di speranza, sarà questo l’inizio di un’altra idea di mondo?