Dal primo gennaio riprenderò a collaborare con Il Giornale. Non sono stato assunto e non posso rivelare quanto guadagnerò“. Lo afferma ai microfoni de “La Zanzara”, su Radio 24, Renato Farina, noto anche col soprannome di “agente Betulla”, riammesso nello scorso settembre nell’Ordine dei giornalisti, a cui non era più iscritto dal marzo del 2007. “Ormai mi aspetto di tutto” – dichiara l’ex vicedirettore di Libero – “alcuni sono anche capaci di impedirmi di scrivere sul giornale. Non parlo di Ordine dei Giornalisti , né di Repubblica in quanto tale, ma solo di alcune persone. A me hanno detto che nella famosa assemblea che ha votato all’unanimità per la mia morte civile in realtà c’erano poche persone che non avevano nient’altro di meglio da fare. Io ho vissuto questa cosa come una morte civile“. E aggiunge: “Non vedo l’ora di fare un confronto pubblico, che ho sempre chiesto e non ho mai ottenuto, con tutti quelli che hanno scritto contro di me, come Carlo Bonini di Repubblica (dimessosi dal ruolo di consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti a seguito del reintegro di Renato Farina, ndr) e Marco Travaglio. Con Travaglio è più difficile, perché non si riesce a parlare con lui: ha un copione già scritto. Ma voglio confrontarmi anche con il pm Spataro (magistrato che indagava sul rapimento di Abu Omar, ndr)”. Alla domanda dei conduttori che gli chiedono se è disponibile a scrivere anche su Il Fatto Quotidiano, Farina risponde: “Io sono pronto a scrivere dappertutto. Sono convinto che la forma del giornale dove uno scrive prevale persino, a volte, sui contenuti. Se scrivi sul Fatto, un po’ dai tu, ma prendi molto dalla linea della testata. Io comunque, come tutti quelli che hanno cominciato a leggere un giornale, resto affezionato al Corriere della Seradi Gisella Ruccia