Altro che la mega evasione da 8 milioni di euro scoperta ieri in Italia dalla Gdf. I greci hanno fatto di meglio visto che nella Lista Lagarde degli illustri evasori di miliardi, non milioni, ce ne sono ufficialmente almeno 20, dirottati verso i cantoni svizzeri dal gotha della politica e dell’imprenditoria ellenica negli anni pre-crisi. L’allora ministro dell’Economia francese sotto il governo Sarkozy, oggi numero uno del Fmi, stilò un apposito elenco con 2059 nomi, inviandolo per corriere diplomatico a due ministri dell’Economia di Atene (Papacostantinou e Venizelos) che si guardarono bene dal protocollarlo. Il motivo?

Forse, ma il sospetto è tutto di cronisti curiosi visto che l’apposita commissione parlamentare greca tace, per via della statura dei nomi coinvolti in quella vicenda che costarono l’arresto e un processo per direttissima al giornalista greco che per primo li pubblicò. Kostas Vaxevanis, direttore del settimanale Hot Doc, fu arrestato nell’ottobre 2012 sull’uscio di casa dalle teste di cuoio greche (i gruppi dei Mat) poche ore dopo lo scoop e di quelle manette diede notizie lui stesso su Twitter per paura di finire chissà dove, come tanti dissidenti nel mondo a cui hanno tappato la bocca. Una vicenda che gli valse il Premio Giornalistico Internazionale Julio Parrado e che, come mi rivelò nell’intervista pubblicata nel mio pamhplet Greco-Eroe d’Europa (Albeggi, 2014) gli cambiò la vita. In tutti i sensi, visto che il suo appartamento nel frattempo venne visitato in numerose occasioni da sconosciuti in cerca di pc e informazioni, non certo per sorseggiare un bicchiere di ouzo.

Crisi in Grecia, violenti scontri davanti al parlamento della capitale

La portata di quella lista in Grecia, tanto per fare un parallelismo con l’Italia, è simile a quella della P2 a casa nostra: un terremoto. Mezzo governo di Atene (di larghe intese con la troika), deputati, imprenditori, armatori, giornalisti, faccendieri, finanche il primo consigliere economico dell’attuale premier Samaras, tale Stavros Papastravrou che a dimettersi non ci pensò proprio. Tutti accomunati dal fatto di aver inviato denaro fresco lontano da occhi indiscreti. Tra questi, secondo una pm ateniese, anche i proventi della maxi tangente per la fornitura di armi alla Grecia da parte di note multinazionali tedesche (per cui è stato richiesto il rinvio a giudizio di 62, tra manager ellenici e berlinesi) e di quelle distribuite per le Olimpiadi del 2004, costate il triplo di quelle londinesi. E considerate, da tutti, l’inizio della fine della Grecia.

Seguire il denaro, predicava Giovanni Falcone, come quello finito sui giornali nel Lussemburgo di Jean Claude Juncker dove, a note multinazionali, è stato riservato un trattamento fiscale di favore. Intanto la commissione parlamentare di inchiesta greca, dopo aver messo agli atti un reportage sulla Lista Lagarde pubblicato nel 2013 da queste colonne, ha fatto perdere le proprie tracce, dal momento che nulla si sa circa risultati ed eventuali provvedimenti. Nel frattempo chi ha infranto la legge non batte ciglio, né viene chiamato a darne conto, mentre ai cittadini greci si chiede il quarto taglio a stipendi, pensioni, indennità e Bruxelles (via Berlino) chiede di raddoppiare le tasse sul turismo, l’unico settore che in Grecia va bene.

Ad majora, o meglio, una faccia una razza. Ma stavolta a vincere è la casta nell’Egeo.

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