“Il Dalai Lama può attendere” chiosa Grillo a chiusura della critica alla scelta di papa Francesco di non incontrare la massima autorità del buddhismo tibetano. Il portavoce della Santa Sede dal canto suo non ha specificato se la decisione fosse stata presa personalmente dal Santo Padre. “L’amministrazione vaticana ha detto che non era possibile perché avrebbe potuto creare problemi”, riporta il Dalai Lama.  Il 79enne Tenzin Gyatso, premio Nobel per la pace del 1989, era a Roma per partecipare al XIV summit dei Nobel per la pace. La cerimonia si sarebbe dovuta tenere in Sud Africa, ma il paese gli aveva rifiutato il visto. Per la terza volta in cinque anni.

papa-dalailamaInversamente proporzionale alla crescita dell’influenza economica cinese, dall’inizio del millennio il numero di incontri ufficiali del Dalai Lama in esilio con i Capi di Stato delle altre nazioni è sensibilmente diminuito. Ma di certo l’implicito ricatto commerciale che la Repubblica Popolare può esercitare su altre nazioni, non si applica al Vaticano che – per dirla tutta – è uno dei pochi paesi che ancora non ha rapporti formali con essa. La Santa Sede, unico tra gli Stati europei, è nella ristretta minoranza (23 paesi al mondo) che riconosce Taiwan a scapito dei rapporti con quel paese “comunista” che ormai insidia il primato economico degli Stati Uniti.

Si stima ci siano 12 milioni di cattolici in Cina e oltre 3mila sacerdoti. Di questi circa la metà è riconosciuta dall’Associazione patriottica cinese, gli altri sono costretti a vivere nell’ombra. La Repubblica popolare, infatti, non tollera che si possa riconoscere nel papa la massima autorità. Per essere riconosciuti dalla Repubblica popolare, i vescovi devono essere nominati dall’Associazione patriottica. Con buona pace del Papa.

Nonostante questo si parla di un riavvicinamento tra le due autorità in conflitto. Papa Francesco ha scritto al presidente Xi Jinping quando si è insediato a marzo del 2013 e quest’estate ha ottenuto il permesso di sorvolare lo spazio aereo cinese, benedicendo – come da protocollo – il paese e i suoi cittadini. Ci sono anche diversi analisti, profondi conoscitori della realtà cinese, che a denti stretti ammettono che una Chiesa obbediente al Partito potrebbe essere utile a riempire il vuoto spirituale della moderna società cinese dei consumi.

“L’oppio dei popoli” potrebbe quindi rivelarsi in un prossimo futuro un utile deterrente alla rabbia popolare provocata dalle sempre crescenti disparità economiche e sociali. E il gesto del papa potrebbe essere letto da Pechino proprio come un segnale di obbedienza. Un gesuita come lui dovrebbe saperlo. Se ne deduce che, anche per quanto riguarda la religione, la Repubblica popolare rappresenta un vastissimo mercato. In espansione.