L’inizio della seconda stagione de “I Tartassati – Storie di fisco e dintorni”, format televisivo condotto da Francesco Specchia, su Reteconomy (canale 816 Sky) e sul sito di TgCom ogni mercoledì alle 22, non poteva cadere in un periodo migliore. O peggiore, visto che proprio in questi giorni gli italiani hanno dovuto versare nelle casse dello Stato oltre 40 miliardi di euro di tasse.

Il giornalista di Libero racconta, in 25 minuti e con il suo consueto taglio perculante, le varie sfaccettature, anche quelle più assurde, del nostro sistema fiscale, croce e mai delizia degli italiani, Moloch burocratico che tra decine di sigle fa dell’Italia uno dei paesi più tartassati (appunto) al mondo.

Partendo dall’indimenticabile film con Aldo Fabrizi e Totò che dà il titolo alla trasmissione, Specchia spazia, anche grazie alla presenza di giornalisti specializzati ed esperti del settore, da un argomento all’altro, a metà strada tra un utilissimo tutorial fiscale e un viaggio nell’inferno delle assurdità del fisco di casa nostra.

Il taglio canzonatorio e non certo amico dell’oppressione fiscale del programma è evidente già dai titoli e dai temi delle varie puntate: si va da Prodotto interno lurido (che affronta il tema delle attività illegali entrate nel computo del Pil nazionale) a I giorni dell’Irap, passando per Equitalia e Cetto Laqualunque.

Nelle vesti di un Virgilio antitasse, Specchia ci accompagna nell’inferno tributario sfruttando nel miglior modo possibile il fatto di andare in onda su un canale che non deve inseguire gli ascolti a tutti i costi. A guadagnarci, è l’approfondimento dei temi trattati. Distinto e distante dai talk show televisivi tradizionali, I Tartassati può permettersi di andare a fondo, senza troppi patemi, in argomenti che la tv generalista considererebbe ostici e per nulla appetibili al grande pubblico.

“In 25 minuti, con un taglio ironico e con l’aiuto di solidi professionisti – spiega Specchia – ci addentreremo nel cuore dei problemi delle imprese, dei dipendenti pubblici, delle partite Iva con uno sguardo disincantato anche sul mondo della corruzione o del malfunzionamento di Finanza e dei giudici tributari, perfino nella selva degli enti inutili e delle tasse assurde e occulte. Sempre dalla parte del cittadino”.