Non siamo tra quelli che pensano che le ricette di Tsipras condurranno la Grecia fuori dal tunnel e abbiamo qualche dubbio che, a partire da quelle proposte, sarà possibile riunificare una parvenza di sinistra europea; ma sia come sia troviamo intollerabile la campagna preventiva contro la sola ipotesi che in Grecia o in Spagna, dove crescono i consensi attorno alla lista Podemos, possa affermarsi una proposta che non piace alla troika e a quei gruppi dirigenti, politici e finanziari, che, dopo aver contribuito alla devastante crisi in atto, intendono ora presentare se stessi come la soluzione al male. Da qui un crescendo di minacce e di allarmi tesi a condizionare il voto greco contro il “pericolo” Tsipras.

Dopo aver impedito ai cittadini greci di votare al referendum sulle modalità di uscita dalla crisi, ora si vorrebbe tentare di “commissariare” gli elettori, minacciandoli di gravi conseguenze qualora vincesse la sinistra.

Alexis Tsipras

Se fossimo in Grecia voteremmo per Tsipras senza esitazioni; e per chi altro dovremmo votare? Per il centro destra che ha imposto una ricetta che ha colpito a morte gli strati sociali più deboli e che ha governato il paese per decenni, riuscendo a convivere con la peggiore canaglia del regime golpista dei colonnelli? Per chi ha fatto chiudere dalla celere la poco docile tv di stato? Per chi ha usato i manganelli contro i lavoratori e i sindacati? O forse dovremmo votare per un partito socialista, il Pasok, ridotto ai minimi termini dalla corruzione e dalla decisione di diventare la stampella della destra a al governo? Oppure sarebbe preferibile l‘affermazione della destra filonazista di Alba Dorata, al cui confronto quelli del Fronte nazionale e della Lega appaiono quasi delle “giovani marmotte”?

Peraltro basterebbe dare uno sguardo al programma di Syriza per comprendere come non esista riferimento alcuno all’uscita dall’Unione europea e neppure il ritorno ad impossibili modelli autarchici; al contrario si chiede “Più Europa”, e una Europa che metta al centro lo stato sociale, la tutela delle fasce più deboli, l’inclusione e l’accoglienza, la riduzione delle spese militari, la ricontrattazione di alcuni parametri.

Idee e progetti che, da sempre, hanno segnato anche l’azione delle più rigorose forze riformiste in Europa e non solo. Obiettivi che si possono condividere o meno, ma che non possono essere liquidati con una campagna preventiva di intimidazione e di falsificazione delle proposte altrui. Questa reazione denota un intreccio tra arroganza e debolezza, evidentemente l’Europa della troika non può consentire eccezione alcuna, perché un solo soffio potrebbe travolgere il castello di sabbia.

Il Manifesto di Ventotene degli Spinelli e dei Rossi si fondava sulla necessità di costruire una casa comune e di trasferire nuovi diritti civili sociali e politici ai cittadini europei; ora si vorrebbe tentare di condizionare pesantemente anche il libero esercizio del voto.

L’eventuale vittoria di Tsipras in Grecia, lungi dal determinare il crollo di una casa comune, per altro già diroccata per ben altri motivi, potrebbe servire a ritrovare il senso del limite e a rompere il fronte di un pensiero unico ed omologante che nega la possibilità stessa che possano esistere alternative.

Questo, ovviamente, vale per l’Europa, per la Grecia, per la Spagna e magari anche per l’Italia.