Sembra il personaggio perfetto per Bill Murray: ruvido, imprevedibilmente creativo e politicamente scorretto, ma in fondo in fondo positivo. E anche di più. Per questo ruolo l’attore ha ottenuto la nomination ai Golden Globe 2015 come ‘Migliore attore protagonista di commedia o film musicale’, mentre il film corre come ‘Miglior film commedia o musicale’. ‘St. Vincent’ sarà nelle sale italiane dal 18 dicembre

Avete mai pensato a Bill Murray come baby-sitter? In effetti sembrerebbe abbastanza improbabile vedere ancora il sarcastico ex-Ghostbuster alle prese con un bambino di dieci anni, ma in St. Vincent l’attore dell’Illinois si cimenta nella storia di questo arruffato pensionato dalla vita piatta e piena di vizi. Vivere con una spogliarellista russa e avere debiti con allibratori non è il massimo della vita, ma vedersi piombare in casa il figlioletto della nuova vicina lo metterà a confronto con qualche responsabilità in più.

Da buon newyorkese, Theodore Melfi ha scelto il suo quartiere d’origine, Brooklyn, per ambientare il suo film d’esordio. Con alle spalle una carriera di spot pubblicitari e cortometraggi il regista ha scritto e diretto una commedia che conquisterà anche il pubblico italiano ritagliandosi il suo spazio tra Hobbit e cinepanettoni vari. Comicità intelligente sì, ma anche molto altro tra le righe. E positiva ma non buonista. Intorno agli attori lo stile è solare e ogni parola dei personaggi fa trasparire le piccole e grandi difficoltà quotidiane che percorrono. L’amalgama che ne viene fuori con l’amicizia tra il piccolo Oliver e il suo vicino Vincent ha un che di magico che ha colpito Murray fin dal primo incontro con l’autore precedentemente sconosciuto. “Questa sceneggiatura aveva una marcia in più. Un ritmo diverso dalle altre, una storia con tante emozioni”. Ha confessato l’attore recentemente. “Ted ha una scrittura che apprezzo molto, riesce a trasmettere emozioni senza scadere nel sentimentalismo. È questo il tipo di scrittura che apprezzo. L’emozione la senti, non ti viene imposta. Ti arriva, e basta. La senti in modo naturale, nascosta nelle pieghe delle parole”.

Tra lezioni di scazzottate, sgommate nei parcheggi di un ippodromo e goffe danze al juke-box l’incontro/scontro del ragazzino e dell’ex-comico del Saturday Night Live porta in sala risate per battute e situazioni che a modo loro parlano con acume di famiglia, religione, crescita, sacrificio, gioia, perdite e riscoperte. Tutto evitando retoriche scontate pur percorrendo l’americana strada in salita per la maturazione del personaggio. Murray è strepitoso. Per parti come queste verrebbe voglia di abbracciarlo un attore che ha già lasciato tantissimi segni indelebili dalla sua filmografia “multicolor”. È da segnalare anche la colonna sonora che accompagna le disavventure del vecchio burbero (anche se Murray è uno che sembra sempre e comunque più giovane di tanti che hanno la metà dei suoi anni), con una selezione musicale molto accattivante distribuita dalla Sony Classical. Trova la sua punta di diamante nel Shelter from the storm di Bob Dylan, un pezzo di pacifismo tutt’altro che casuale ad incastonarsi nel film con un concetto metaforico semplice quanto potente: “a riparo dalla tempesta”.

Le scelte del cast intorno al protagonista sono tutte perfette. Dal giovanissimo Jaeden Lieberher alla magnifica Melissa McCarthy che interpreta una madre infermiera di Oliver generosa di bei toni emozionali. I dialoghi tra loro tre sono un limpido esempio di come si possa fare ottimo cinema con una grande scrittura. Poi ci sono Naomi Watts come lap-dancer decadente e un Chris O’Dowd nei panni di un prete di ampie vedute. Entrambi gregari da far scuola. Sia in scrittura che in performance. Inutile dire che ai Golden Globe dell’11 gennaio si tiferà per Murray, anche se i contendenti quest’anno sono tutti splendidi ossi duri.