L’inchiesta di Mafia Capitale, ci insegna che qualche volta, anche nel paese di Arlecchino, i segreti di Pulcinella possono approdare sui giornali (per non dire nelle aule di giudizio). Lasciando perdere quanto ci sia o meno da stupirsi o come, quantitativamente, questa vicenda sia comparabile alle molte altre che l’hanno preceduta (da Tangentopoli all’Expo, passando per il Mose) un elemento poco sottolineato da chi si discute di corruzione e di quanto questo problema sia rilevante nel nostro paese riguarda quello che potremmo definire come il “combustibile” che fa girare il motore della corruzione ossia la spesa pubblica e l’intervento (inopportuno) dello Stato nell’economia.

Ovviamente non sto parlando di “tagliare lo Stato per combattere la corruzione” quanto piuttosto di intervenire su quelle componenti di spesa e di ingerenza, che tipicamente e massimamente alimentano la corruzione, soprattutto a causa della mancanza di trasparenza.

mafia capitale

Per comprendere l’idea proviamo a partire da una forma indiretta di corruzione, il nepotismo, e fare il raffronto con una azienda privata. Una piccola impresa, operante in regime di concorrenza, che preferisce il figlio scemo del titolare ad altri soggetti più capaci e produttivi, si fa carico direttamente del “costo” di questa scelta. Man mano che l’impresa cresce o che opera in regimi non concorrenziali ecco che il costo si può addossare ad un soggetto diverso da quello che ottiene il beneficio. Può essere da un lato il consumatore che paga un prezzo più alto e/o dall’altro il proprietario dell’impresa che può essere diverso dal soggetto che fa le decisioni di assunzione. Quando l’impresa diventa molto grande, è praticamente certo che chi ne detiene la proprietà non possa controllare in dettaglio tutte le scelte di assunzione, pertanto l’incentivo a indulgere nei favoritismi sarà molto maggiore, dato che il costo verrà spalmato su un’organizzazione più grande. Nel momento in cui l’impresa è pubblica e la nomina politica ci sono tutti gli ingredienti per il delitto perfetto.

Naturalmente esistono numerose procedure per monitorare e sanzionare questo tipo di abusi tuttavia rimane una radicale differenza di fondo: in un’azienda privata esiste qualcuno (potremmo dire in astratto “i proprietari”) che ha un forte interesse a che gli abusi vengano perseguiti, in una struttura pubblica questo qualcuno è costituito dalla totalità dei cittadini che, singolarmente, hanno un interesse molto minore a perseguire la corruzione.

Qual è la morale della favola? Chi si indigna (giustamente) per la corruzione dovrebbe prendere in considerazione che il modo più efficace per ridimensionarla consiste nell’eliminazione delle “occasioni” di corruzione che derivano dalla spesa pubblica eccessiva e dall’ingerenza ingiustificata dello stato nel sistema economico. Resta vero che opportuni e doverosi meccanismi di trasparenza possono e devono contribuire alla lotta alla corruzione.

Onde prevenire una probabile obiezione, non sto affatto dicendo che sarebbe opportuno eliminare le pensioni di invalidità, penalizzando coloro che le ricevono legittimamente, al solo fine di punire chi ne abusa. Questo tipo di problemi vanno affrontati con opportuni meccanismi di controllo, per altro facilitati oggi dai cosidetti Big Data. Sto piuttosto dicendo che se i trasporti pubblici o lo smaltimento dei rifiuti, per esempio, invece che a società a controllo pubblico (e nomina politica) endemicamente in deficit fossero affidate ad aziende private, che possono fallire e sulle quali è possibile esercitare più facilmente un controllo stringente, otterremmo tutti un beneficio e conseguiremmo rapidamente una maggiore trasparenza. Se tutta una serie di veti, vincoli e nulla osta, spesso configurati come balzelli medioevali (quando non come vere e proprie tangenti mafiose) fossero allentati e semplificati si ridurrebbero drasticamente le occasioni di abuso.

La storia recente ci insegna che i disonesti e i corrotti non stanno tutti dalla stessa parte politica (anzi) ed è velleitario immaginare che tutto si possa risolvere con l’alternanza: se il potere corrompe ed esistono svariati poteri che possono essere ridotti senza danno, ma anzi con beneficio della collettività è doveroso prenderne in considerazione il ridimensionamento.