Esiste uno spazio meravigliosamente intimo tra le mani a mezz’aria e gli occhi, è il luogo dove avviene la lettura. E’ un luogo reale i cui confini astratti sono dati e non dati allo stesso tempo, vengono imposti da chi quel luogo lo vive e lo fa suo con l’ausilio di un libro.

E’ un luogo la cui immobilità viene scossa da impercettibili movimenti dell’animo che vive quel che legge senza doverlo dare troppo a vedere con il corpo. E’ un luogo dove del semplice inchiostro su carta partorisce pensieri ed emozioni che vengono accolti e cresciuti nella relazione unica e profonda tra colui che legge ed il libro. E’ solo aria, qualcuno dirà, spazio non occupato, vuoto! Questo è vero soltanto finché quello spazio non si trova tra un libro ed il suo lettore, allora le cose cambiano, i vuoti si riempiono o divengono ancora più profondi e ci si accorge della loro esistenza, dandoci la possibilità di prendercene cura.

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Leggere viene dal latino “legere” e ancor prima dal greco “λέγω” (lego), il cui significato è raccogliere o dire. La radice “leg” è alla base del termine “lògos” (parola, discorso, causa, ragione…). Questo sta ad evidenziare un coinvolgimento totale della persona che deve essere in grado di raccogliere o meglio cogliere il significato di quanto va leggendo. Un coinvolgimento totale  implica energia, azione, passione e tutto questo passa tra il libro e gli occhi prima di sedimentarsi all’interno del lettore, ecco perché quello spazio è un luogo unico e quasi magico, protetto dal mondo esterno al quale spesso viene negato l’accesso. Non a caso si dice che il lettore abbia la testa tra le nuvole o sia distratto, egli non può occuparsi del mondo esterno, quando è così preso dal suo mondo interno. Il lettore sceglie e si dà delle priorità, bene o male che sia.

Ricordo come, da bambino, mi rifugiassi nella lettura e come mi sentissi protetto da quello spazio immaginario, mi dava possibilità di estraniarmi  in caso di difficoltà, ritrovavo me stesso senza fretta, riacquistavo i miei tempi. Leggere ha contribuito enormemente a quel che sono oggi, ecco perché cerco di ricambiare con un mio personale breve elogio della lettura.