E’ solo alla seconda edizione ma ci sono tutti i presupposti perché il Web Show Awards possa presto fare tremare i polsi agli organizzatori di Sanremo o di Miss Italia.
Si è svolta sabato scorso, all’interno del Motor Show Live Box a Bologna, la finalissima del Web Show Awards, l’unico evento live totalmente dedicato alle star di internet italiane, che ha registrato numeri straordinari. Un milione e duecentomila persone, nell’arco di poco più di un mese, hanno scelto e votato online i loro idoli, nelle categorie Youtubers, Gamers, Facebook Stars e Web Series, ovvero i personaggi che hanno giudicato essere i nuovi talenti dell’intrattenimento e che nei loro canali web già registrano ogni giorno milioni di visualizzazioni.

Sono questi giovani artisti i veri nuovi protagonisti dello show business. Attraverso web e social network, nel giro di poco tempo, aspiranti cantanti, attori, comici, videomaker, blogger sono riusciti a crearsi una fan base, sfruttando al meglio le potenzialità del web 2.0, diventando famosissimi. Si, sono loro le star del nuovo Millennio che registrano “audience” video di milioni di utenti, come ad esempio Favij su Youtube, seguito da oltre 1,3 milione di iscritti al proprio canale e con 308 milioni di views, Frank Matano, The Jackal Greta Menchi.

Sono i beniamini dei Millenials – così sono definite le persone nate tra gli anni 80 e i primi anni del duemila, caratterizzate da un maggiore utilizzo e attitudine alla comunicazione, i media e tecnologie digitali – un’audience, un target pubblicitario, difficilmente raggiungibile attraverso i media tradizionali: non guardano quasi mai la televisione generalista, non leggono i quotidiani cartacei, sono molto critici se non refrattari a qualunque stimolo pubblicitario classico, come uno spot, una pagina di un magazine o anche un banner online. Sono disposti a farsi influenzare, nelle scelte di tutti i giorni, soltanto dai loro simili, in una relazione tra pari, perché sono loro stessi e scegliere i loro punti di riferimento, i loro miti, e a decretarne il successo o l’insuccesso attraverso internet.

I Millenials sono anch’essi “video dipendenti” ma, a differenza delle generazioni che li hanno preceduti, si confezionano i loro palinsesti televisivi, i loro programmi e le serie cult grazie alle segnalazioni che ricevono o che danno attraverso le reti di amici e conoscenti, grazie all’utilizzo di piattaforme video come Youtube, Instagram, Facebook, Vimeo, Vine etc., e senza tenere conto delle regole spazio-temporali che i media tradizionali impongono. E se qualcuno pensa a di avere a che fare con una generazione di “bimbiminchia” o, come si definivano ai miei tempi, di citrulli si sbaglia di grosso perché è vero che queste nuove Star digitali amano molto divertirsi, fare scherzi assurdi o essere trasgressivi, registrandosi con una webcam e postando video, che talvolta lasciano gli adulti attoniti perché incomprensibili nei loro codici di comunicazione, ma è altrettanto vero che nella gran parte dei casi non fanno altro che esprimersi esattamente come facevano i loro genitori alla loro età, senza però avere a disposizione mezzi di comunicazione così potenti dal punto di vista della capacità di aggregare un vasto pubblico ed usando un linguaggio proprio del contesto in cui sono nati e cresciuti. Inoltre gli idoli dei Millenials, non sanno solo “cazzeggiare”, ma sono capaci di esprimere, come ad esempio fanno i cantanti rapper, le loro emozioni più profonde attraverso testi e arrangiamenti musicali che interpretano le loro crisi esistenziali, il loro dissenso, le loro contestazioni. Ieri sera, ad esempio, al Web Show Awards, si è esibito anche Salmo, un cantante rapper che si è imposto proprio grazie alla rete ed il cui canale ufficiale su Youtube registra 363.000 iscritti e milioni di visualizzazioni, i cui testi non hanno nulla da invidiare alle opere dei poeti maledetti quali Verlaine o Baudelaire.

I Millenials sono giovani adulti molto consapevoli del mondo che li circonda, che guardano con disincanto ma nel quale, pur tuttavia, ripongono progetti e speranze basate su valori importanti come la sostenibilità del pianeta, il rispetto e la fiducia nei loro coetanei, l’attenzione a come sono prodotti i brand che acquistano. Si fidano poco degli adulti, che guardano con sospetto, cinicamente e con capacità di analisi critica, che hanno acquisito attraverso la rete e che li porta a non voler emulare gli esempi che i media tradizionali ogni giorno tentano di imporre loro. Il grande attivismo che invece i Millenials dimostrano, le generazioni che li precedono non sanno vederlo, non riescono a coglierlo, perché non sono nativi digitali, non conoscono a fondo internet e le dinamiche di relazione e socializzazione che è in grado di offrire. Il punto è che in Italia, molto più che in altri Paesi, ancora non si è capita la portata di questa rivoluzione culturale. Ancora oggi i media tradizionali tentano di circoscrivere e minimizzare questo fenomeno che sta cambiando drasticamente ogni aspetto della nostra esistenza, sia che si parli di politica, sia che si parli di show business.

Anche parlando di consumi, la rete ha consentito ai Millenials di trovare un nuovo modo per decidere cosa piaccia o non piaccia loro. Il cosiddetto “word of mouth”, e’ l’unico canale al quale si affidano e che loro stessi governano. Lo stanno iniziando a capire alcuni importanti brand che, tornando al Web Show Awards, stanno iniziando a proporre a queste nascenti Star di diventare i loro testimonial e di rappresentarli, per poter entrare in contatto con il target dei giovani adulti, lasciandoli pero’ liberi di scegliere le modalità di comunicazione con cui raccontare i loro prodotti o i loro servizi.

Il Web Show Awards credo sia anche emblematico di questo “switch” mediatico, culturale, valoriale. Forse dobbiamo ricrederci noi adulti, smettendo di criticare le nuove generazioni con pregiudizi infondati. Dal punto di vista delle relazioni sociali e della comunicazione, forse abbiamo più noi da imparare da loro che loro da noi, anche quando si tratti di show-business.