La quindicesima è una buona giornata per chi spera in un campionato più combattuto e divertente. Si riapre tutto in classifica: in vetta la Roma torna a meno uno dalla Juventus, nonostante abbia fatto gran fatica per superare il Genoa in superiorità numerica, mentre i bianconeri avevano dominato a lungo contro la Sampdoria per poi pareggiare. Dall’incrocio con le genovesi esce molto meglio la squadra che sta peggio. Un segnale importante per la lotta al titolo. Bagarre totale, invece, per la qualificazione in Champions League, dove fanno passi avanti importanti Lazio, Milan e Fiorentina e uno clamoroso all’indietro il Napoli, alla sua peggior uscita stagionale a San Siro: al terzo posto troviamo appaiate Lazio, Genoa e Samp, in corsa ci sono potenzialmente 8 squadre. Persino l’Inter che potrebbe salire a meno sei, se nel posticipo del lunedì dovesse per caso ritrovarsi e regalare a Mancini la sua prima vittoria sul campo del Chievo Verona. Più segnata, invece, la situazione in zona retrocessione: il Parma a quota sei e il Cesena a secco di vittorie da agosto sembrano quasi spacciati.

Il buono
La prima volta nel lontano 1994, in Serie C1 con la maglia del Modena, la squadra della sua città. L’ultima (ma certo non in assoluto: “ho ancora voglia”, spiega lui) in Serie A, durante Udinese-Verona. In mezzo 20 anni e altre 298 reti. “Menga poc”, mica poco: dice bene la maglia con cui Luca Toni ha festeggiato i suoi 300 gol da professionista. Nel corso della sua incredibile carriera ha vinto tanto, una Bundesliga, due titoli di cannoniere in Italia e Germania, soprattutto il Mondiale del 2006 con la maglia azzurra. Ce ne sarebbe a sufficienza per godersi una meritata pensione, e invece Toni a 37 anni suonati è ancora lì a dare l’esempio, a lottare in mezzo all’area. E ovviamente a segnare, la cosa che ha sempre saputo fare meglio.

Di reti ha cominciato a farne tante anche Manolo Gabbiadini. Quella sul campo della Juventus, la squadra che detiene la metà del suo cartellino, ha un sapore particolare: perché lancia un segnale a chi magari non sta credendo fino in fondo in lui (sono sempre più forti i rumors di una cessione al Napoli). E perché vale tantissimo per la classifica, della Sampdoria (di nuovo terza) e non solo. Se il campionato oggi è un po’ più aperto il merito è anche di Gabbiadini. E del suo sinistro fatato.

Il brutto
Uno scontro diretto a San Siro contro anche il Milan si può anche perdere, ma non in questo modo: la scialba prestazione fa più male del punteggio al Napoli di Benitez. Novanta minuti giocati costantemente sotto ritmo, tra imbarazzanti amnesie difensive e un centrocampo senza anima o idee. L’involuzione dei partenopei è preoccupante: adesso sono quattro le partite consecutive senza vittoria. E qualche responsabilità comincia ad averla anche l’allenatore: al di là degli evidenti limiti della rosa, Duvan Zapata in questo momento è il più in forma dei suoi e ha dimostrato di convivere benissimo con Higuain (ma non con le idee di Benitez, per cui la punta unica è un dogma insuperabile). La rigidità tattica dello spagnolo rischia di diventare un handicap ulteriore per una squadra che non ha bisogno di altri problemi. C’entra poco o nulla, invece, la guida tecnica nella crisi senza fine del Cesena (non vince addirittura da agosto, dal 2-0 casalingo contro il Parma alla prima giornata): anche l’esonero di Bisoli non ha portato risultati. “Così è troppo”, commentava sconsolato in panchina il nuovo arrivato Di Carlo al gol dell’1-4 contro la Fiorentina. Probabilmente è anche vero, ma capita quando si affronta la Serie A senza essere attrezzati per farlo.

Il cattivo
Banti è una iattura. A Roma stanno succedendo troppe cose strane, non vorrei che fosse coinvolto anche il calcio in queste cose”. Perdere fa male, a volte sragionare. Al fischio finale di Genoa-Roma, Enrico Preziosi si è lasciato andare ad affermazioni inopportune. E anche ridicole, perché confondere un’inchiesta penale per corruzione con qualche episodio dubbio in una partita di pallone davvero non ha logica. Oltretutto Banti potrà anche aver provocato l’irritazione dei padroni di casa, ma sugli episodi decisivi (rigore netto per la Roma, espulsione di Perin a norma di regolamento, gol giustamente annullato al Genoa per fuorigioco) ci ha visto bene. Mafia Capitale è una storia brutta e terribilmente seria. Lasciamola fuori dal calcio italiano, che già di suo non se la passa troppo bene: a ciascuno i suoi problemi.

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