“La mia candidatura alle regionali in Puglia non sta né in cielo né in terra”. Raffaele Fitto rifiuta l’investitura ufficiale a candidato presidente della Regione Puglia, arrivata in giornata dal Comitato per le regionali di Forza Italia presieduto da Altiero Matteoli e composto da Paolo Romani, Renato Brunetta, Denis Verdini, Giovanni Toti e Sestino Giacomoni. “Il miglior candidato sei tu” gli avevano scritto pubblicamente. Ma a nessuno è sfuggito il retrogusto amaro di una consacrazione fatta, più che per fiducia, con lo scopo di tendere uno sgambetto all’ex ministro. Sebbene Matteoli, dopo aver incassato il “no”, si sia affrettato a dire che “non intendeva far prevalere piccole mosse tattiche e giochetti interni”, ma che comunque confida in una riflessione ulteriore.

La proposta del Comitato arrivava quando l’ostinato “oppositore” aveva appena posato la penna dopo aver scritto e pubblicato sul suo blog, ancora una volta, un severo giudizio sulla linea di Forza Italia. “Non per fare la Cassandra” ma perché dispiaciuto nel constatare una prospettiva futura peggiore del presente. Per l’ex enfant prodige della politica pugliese, nulla va come dovrebbe: l’ostinato no alle primarie dopo le clamorose sconfitte in Emilia e Calabria, il “cantiere della libertà” con la Lega che avrà come unico scopo l’essere cannibalizzati dalla compagine di Matteo Salvini, la totale mancanza di idee e linea politica.

Una critica non da poco, come ormai tutte quelle mosse da Raffaele Fitto. Ma che a portare avanti la battaglia interna non è solo. I forzisti fittiani, in Parlamento, sono più di un terzo del totale. E questo non può non disturbare i sonni di Silvio Berlusconi. Soprattutto in vista della partita per l’elezione del capo dello Stato. Raffaele Fitto lo lascia intendere nel suo post: “La prima e gravissima conseguenza di queste scelte sbagliate sarà proprio nella vicenda del Quirinale. Forza Italia rischia di arrivare a quell’appuntamento in una condizione di marginalità e di irrilevanza. Il rischio, a quel punto, è che il Pd cerchi di comporre in qualche modo le sue contraddizioni, eventualmente cercando – se necessario – altri interlocutori”.

Ma nello scontro tutto interno non c’è solo questo. C’è la presenza scomoda di un contestatore che vorrebbe mandare all’aria il Patto del Nazareno, prendere le distanze da Matteo Renzi e dal suo governo e rifiutare ogni futura scelta e candidatura calata dall’alto. Ecco perché in Puglia Forza Italia fa melina, riunendo i partiti della coalizione di centrodestra e terminando gli incontri con un “decideremo”. Intanto Nino Marmo, primo candidato ufficiale alla poltrona da governatore pugliese è stato abbandonato dagli stessi forzisti; Francesco Schittulli, candidato in pectore ma non si sa di chi, attende l’investitura ufficiale che non arriva mai. Nonostante sia sostenuto da tutti. Da tutti ma non da Raffaele Fitto, che spinge ancora per le primarie. E quando nel braccio di ferro con Berlusconi riceve il solito “no” ribadisce che allora la responsabilità di una sconfitta non sarà certo sua. Ma contro Michele Emiliano, stando ai sondaggi che ufficiosi e ufficiali arrivano sui tavoli dei partiti, la battaglia è dura. Lo sanno a Roma e lo sa bene Fitto. Ecco perché la sua candidatura, dice, “non sta né in cielo né in terra”.