Kobe-BryantNo, Michael resta lassù, insuperabile anche se superato, ieri notte, nella classifica dei migliori marcatori Nba. Kobe Bryant balza al terzo posto con 32310 punti mentre Michael Jordan è fermo a 32292 ma per tutte le altre considerazioni sulla dimensione reale di questi due grandi giocatori non basterebbe un libro, anche se uno dei due è fuori categoria. Ma i canestri, nel basket contano e lo sapevano bene anche i primi due di questa classifica: Kareem Abdul-Jabbar con 38387 e Karl Malone con 36928 avevano ruoli diversi e hanno giocato più partite rispetto a Michael e Kobe. Avvicinarli e superarli? Potrebbe essere alla portata del Black Mamba? “Se solo ci penso mi viene un mal di schiena fortissimo” ha scherzato lo stesso Bryant al termine del match di Minneapolis. Troppi intoppi fisici hanno minato il suo corpo che lui ha sempre dovuto rattoppare con una volontà enorme. Enorme come quella voglia di competere e misurarsi che da ragazzino lo hanno fatto emergere e da subito associare a Jordan. Dei loro duelli sul campo restano negli occhi gli scambi di battute e gli sguardi di rispetto che Kobe lanciava al suo idolo che ricambiava, lo ha sempre fatto, con consigli da fratello maggiore.

Ieri notte a Minneapolis, Kobe Bryant era in lunetta per “il sorpasso” al mito ed è ancora lui a raccontare quel momento: “So contare, quindi quando sono andato in lunetta sapevo cosa stava per succedere. Cosa mi sono detto? Di non mandare tutto a p…”. La partita si è addirittura fermata dopo il punto decisivo e il Target Center di Minneapolis ha festeggiato Kobe: “Quando non ti aspetti un abbraccio e lo ricevi ti fa sentire davvero bene. Io in trasferta sono abituato a essere il cattivo, mi viene naturale quando si tratta di basket. Invece stavolta…”. Invece stavolta sembra sia diventato, una volta di più, patrimonio del basket Usa anche se hai giocato sempre e solo nei Lakers. La “bandiera” numero 24 di Bryant sventolerà ancora per questa stagione e poi chissà, i dolori, l’appagamento, la voglia di non mollare saranno decisivi nel futuro di Kobe che nella notte del sorpasso al mito trova anche il tempo di incoronare il suo erede: “Vedere Andrew Wiggins giocare è come guardare in uno specchio che riflette un me stesso più giovane”. Anche Michael Jordan 17 anni fa disse la stessa cosa di un ragazzo che portava la maglia dei Lakers col numero 8.