Sai, le mie amiche e conoscenti sono quasi tutte coetanee e quindi col web hanno scarsa confidenza, per cui per me l’avventura dell’e-book rappresenta un tuffo in una dimensione estranea, in un mare in cui ho paura di rischiare di annegare“: è l’appello accorato di Giovanna Mozzillo (quasi 80 anni, ma di testa e di spirito è come se ne avesse la metà) che nell’ultimo anno ha scritto ben due libri.
Al primo corale scritto da 16 nonne, ‘La Guerra e le bambine’, ha contribuito con un racconto che sembra uscito dalle pagine di ‘Lessico Famigliare’, barlumi e schegge della Seconda Guerra Mondiale rievocata con gli occhi di stupore di bambina.

golfo di napoliFa ancora un balzo indietro nella storia: siamo negli anni ’30, nella Napoli del fascismo, con Rosella e Leonardo, i protagonisti dell’ultimo romanzo di Giovanna Mozzillo, finalista al Premio Morante qualche anno fa, ‘La Signorina e l’Amore’ (casa editrice GoWare per la collana narrativa Pesci Rossi/Rosa).
Per usare la terminologia dell’epoca il loro è un rapporto “adulterino”. Leonardo è un medico di successo e vuole affermarsi ulteriormente (tanto più che ha origini modeste e si è fatto da sé), e allora, pur adorando Rosella, non se la sente di lasciare la moglie che viene da una famiglia importante dalle buone conoscenze. E Rosella, pur essendo dolce e vulnerabile, trova nella fedeltà alle ragioni del cuore il coraggio di sfidare i codici di comportamento imperanti.

Intorno a loro, Napoli: una Napoli ancora indenne dal cemento, radiosa nella sua intatta bellezza, nella festa perenne dei suoi colori, delle sue luci, dei suoi profumi. Con i bagni a Posillipo, i pranzi allo scoglio di Frisio, le feste al Giardino degli Aranci, le cene nelle trattorielle di Antignano (dove si mangiava sotto la pergola d’uva, allora il Vomero era campagna), le lucciole lungo i tornanti di Santa Maria della Neve, lo “struscio” a Toledo, i concerti in Villa Comunale.

Una Napoli filtrata attraverso il rimpianto della bellezza perduta. Con una borghesia dura e arrogante con i sottoposti e chiusa nelle proprie convenzioni, ma che amava coprire asprezze e pregiudizi sotto il velo del sentimentalismo (il sentimentalismo trasudava dai film dei telefoni bianchi, dalle canzoni di Tito Schipa, dalle illustrazioni della Domenica del Corriere). E con un popolo non ancora omologato dalla televisione e dal consumismo, e quindi genuino e identico solo a se stesso, ma immerso in una miseria atroce e umiliata.
Sullo sfondo le parate di regime, i cori degli studenti che cantano “Giovinezza”, gli echi dei conflitti di Etiopia e di Spagna. Finché non scoppierà la guerra e travolgerà ogni cosa.

Il romanzo coinvolge per il modo appassionato con cui è descritto il rapporto tra i due protagonisti, un tipo di rapporto oggi raro, una relazione fatta di struggimenti, palpiti, brividi, strazi (dilaniante è la gelosia di Rosella per la moglie di lui), ma anche di felicità, felicità, felicità, una felicità esultante, straripante, e ridente e cantante. Una commossa riflessione sul miracolo della giovinezza e dell’ amore e sul mistero della condizione umana.

Giovanna cara, l’ebook fa paura a tanti, agli editori di un mercato agonizzante, agli scrittori abituati a stringersi fra le mani la loro creatura di carta e di vederla impilata tra gli scaffali della libreria. E ai lettori (come me) che sottolineano ancora con la matita, nostalgici di quel gesto dell’orecchietta a margine pagina per ritrovarsi nella lettura interrotta.

Erri de Luca (la sua ‘Musica Provata‘, scrosci di poesia su note) dice che il libro appartiene al 50% a chi lo scrive e al 50% a chi lo legge e ci rincuora:” Non credo che l’ ebook sostituirà il libro perché il suo formato è più solido, se cade in terra non si rompe, se cade in mare non affonda, resiste bene anche al fuoco, non si scarica mai e per leggerlo basta aprirlo. L’ebook si affianca alla lettura abituale per sola sua comodità d’imballaggio, per il resto è fragile e bisognoso di attenzioni come ogni apparecchio moderno. Il libro senza carta è la sua più neutra definizione”.

L’ebook sembra non appartenere a nessuno. Pare quasi il libro che non c’è. Ma non è così Giovanna, guardiamo avanti e vedrai che ci abitueremo a questa svolta epocale.
In bocca al lupo.

@januariapiromal