L’estate scorsa avevano allestito un carro funebre in piena regola, sfilando per la città per dare l’ultimo saluto alla musica sinfonica. Una scena simile a quella andata in onda ad Atene, con l’ultimo concerto dell’Orchestra sinfonica greca, chiusa per mancanza di fondi, mentre i violinisti si commuovevano in diretta. A Palermo invece la situazione è ben più complessa: non ci sono ancora lacrime definitive da versare, ma più di un anno dopo quel simbolico funerale di protesta, i 164 dipendenti dell’Orchestra sinfonica siciliana non sanno più cosa inventarsi per sopravvivere. Da tre mesi sono senza stipendio, senza guida amministrativa, senza soprintendente e senza consiglio d’amministrazione.

“In pratica siamo in autogestione, dimenticati da tutti: la stagione è a rischio, nonostante proviamo a mettercela tutta”, dicono le maestranze, che hanno partecipato allo sciopero generale di venerdì e che adesso puntano ad aprire il teatro Politeama alle famiglie palermitane, per spiegare la difficile condizione della fondazione. Una situazione che è diventata drammatica negli ultimi giorni, dato che il bilancio 2013 è stato appena bocciato dai revisori dei conti: colpa dei sette milioni di euro di debiti, che da anni pesano sulle casse della Foss (Fondazione orchestra sinfonica siciliana). “Quelli sono debiti che potremmo definire storici: è curioso che i revisori dei conti se ne siano accorti solo ora”, dice Giuseppe Tumminia della Uil. “Su quei debiti – continua sempre il sindacalista – c’era la garanzia dal governo regionale, grazie al fondo di rotazione: nel frattempo è cambiato l’assessore e adesso aspettiamo di capire come vogliano procedere”.

La bocciatura del bilancio, in pratica, ha bloccato le ultime tre mensilità degli stipendi dei 164 dipendenti, che già nei mesi scorsi venivano pagati a singhiozzo. Colpa dei tagli continui ordinati dalla Regione Siciliana: l’ultimo è dell’anno scorso, e ha ridotto il contributo annuale da 10 milioni e 200mila euro a 9 milioni e mezzo. “Bastano appena a pagare gli stipendi, che tra l’altro ci siamo autoridotti del venti per cento”, spiega Maurizio Rosso della Cgil. “A questo dobbiamo anche aggiungere il fatto che il parere negativo dei revisori dei conti blocca la metà del contributo regionale: per questo non arrivano gli stipendi. L’Orchestra – continua Rosso – potrebbe essere fonte di ricchezza, non solo culturale, per la città. Ma ci vuole un minimo di programmazione e la Regione sembra totalmente disinteressata al futuro della Fondazione”.

Mentre il governatore Rosario Crocetta annuncia di voler inviare l’orchestra sinfonica a Doha, per stringere improbabili accordi commerciali con gli emiri del Qatar, Gianni Silvia si è dimesso da commissario regionale della Fondazione, lasciando di fatto gli orchestrali senza alcuna guida amministrativa. Una situazione non certo inedita, dato che già nel 2012 gli orchestrali erano rimasti senza dirigente. Nel 2007 il governo regionale all’epoca guidato da Totò Cuffaro aveva nominato come sovrintendente Ester Bonafede, poi nominata dall’Udc assessore alla Famiglia nel nuovo governo Crocetta. Bonafede, però, non si è dimessa subito ma per circa sei mesi ha mantenuto la doppia poltrona, intascando il doppio stipendio: quello cospicuo da assessore e quello per nulla modesto (calcolato in circa diecimila euro al mese) da sovrintendente.

Dopo le dimissioni di Bonafede, l’orchestra è poi rimasta senza guida per quasi un anno: solo nell’aprile 2014, infatti, il governo regionale si era deciso a nominare una nuova soprintendente. E ad aprile a guidare la Fondazione era arrivata Valeria Grasso, l’imprenditrice antiracket che aveva denunciato i suoi estorsori, già vicina a Sonia Alfano e Antonio Ingroia, che Crocetta aveva nominato nel “rispetto della legalità e dando alla direzione della Fondazione il taglio che serve: quello imprenditoriale”. Una nomina che era stata aspramente criticata da Franco Battiato: “Io non voglio essere presuntuoso – aveva detto il cantautore – e non so se la signora Grasso abbia o meno competenze musicali, ma non è questo il modo di risolvere i problemi”. La gestione Grasso in ogni caso era durata tre mesi: il suo contratto, scaduto a fine luglio, non è stato mai rinnovato. Il motivo? “Non ne ho idea- dice la diretta interessata – Non ho più sentito il presidente: mi hanno solo spiegato che la Foss dovrà ricostituire il cda e quell’organo nominerà il nuovo sovrintendente”.

Solo che da quest’estate del nuovo consiglio d’amministrazione non se ne ha notizia alcuna. A sedere nella stanza dei bottoni della Fondazione dovrebbero essere due membri indicati dalla Regione Siciliana e uno scelto da comune di Palermo: i cattivi rapporti tra Crocetta e Leoluca Orlando, però, impediscono da mesi la nascita del nuovo cda. E mentre il nuovo assessore allo Spettacolo Cleo Li Calzi (che ha preso il posto di Michela Stancheris, ex segretaria del governatore prima promossa in giunta e poi scaricata) promette la nomina a breve di un nuovo cda, il commissario Silvia ha consegnato le sue dimissioni. “Speriamo che ci ripensi, firmando il nuovo bilancio”, dicono gli orchestrali, consapevoli del fatto che la mancanza di un vertice amministrativo rischia davvero di bloccare l’attività musicale. Il 31 dicembre, infatti, scade l’agibilità del Teatro Politeama Garibaldi, dove ha sede l’orchestra: di solito il rinnovo della concessione sarebbe stato soltanto una formalità. In assenza di un responsabile amministrativo, però, il Teatro rischia di essere inagibile dal primo gennaio: e agli orchestrali non rimarrebbe che appendere gli strumenti al chiodo.