Si potrebbe definire una guerra di religione quella in corso a Salerno tra la famiglia di uno studente e l’istituto comprensivo Calcedonia della città. Al centro dello scontro, che finirà in tribunale, l’ora di insegnamento della religione cattolica. Secondo l’atto di citazione, presentato all’Avvocatura di Stato dal legale difensore della famiglia, Luciano Petrullo, non sarebbe stata assicurata l’attività alternativa prevista dalla Legge per chi non si avvale dell’ora di religione. Un’accusa respinta dalla dirigente della scuola Cinzia Guida che – interpellata ancora ieri da ilfattoquotidiano.it – ha ribadito che il bambino non ha mai fatto religione. A febbraio 2015 si terrà la prima udienza avanti il tribunale di Salerno ma lo scontro tra la scuola e i genitori di questo bambino ha già aperto un caso: l’avvocato Petrullo ha chiesto il risarcimento per le attività didattiche che non sono state garantite.

I fatti contestati riguardano il periodo che va tra dicembre 2012 e febbraio 2014: in quell’anno e mezzo, secondo la famiglia, il bambino non avrebbe avuto assicurata l’ora alternativa prevista con il concordato tra Stato e Chiesa del 1984 divenuto Legge 121 nel 1985. Una tesi che la dirigente smentisce: “Al momento non voglio rilasciare dichiarazioni. A questo punto lasciamo la parola all’Avvocatura ma posso assicurare che quel bambino non hai mai fatto l’ora di insegnamento di religione cattolica. Ho agli atti le dichiarazioni dei docenti, compresa quella della maestra di religione che conferma di non aver mai visto il bambino in classe. A questo punto l’avvocato può dire quel che vuole ma io posso dimostrare il contrario. Non ci saremmo mai permessi di fare una cosa del genere. Non l’abbiamo mai fatto nemmeno con i ragazzi testimoni di Geova o i bambini musulmani”.

La preside Guida non vuole entrare nel merito della questione che finora è stata affrontata a colpi di missive tra il legale della famiglia e la scuola ma ci tiene a difendere l’immagine dell’istituto Calcedonia finito più volte sulle pagine de Il Mattino di Napoli per questa vicenda: “In questo istituto quando all’atto di iscrizione i genitori esercitano il diritto di non fare religione organizziamo l’attività alternativa con la famiglia. Quel bambino non è l’unico; abbiamo ragazzini musulmani e di altre religioni: ci comportiamo con tutti allo stesso modo”. Diversa la versione dell’avvocato Petrullo: “Da mesi siamo costretti a scrivere lettere alla scuola perché non riusciamo ad avere un incontro. Vogliamo chiarire alcune situazioni come l’esclusione dal coro del piccolo. In merito alla questione dell’ora di religione va detto che molte informazioni le abbiamo conosciute attraverso una maestra. E’ grave che un diritto non sia stato assicurato da un’istituzione pubblica tant’è vero che dopo le proteste della madre e le lettere al Miur, da febbraio 2014 è spuntata la programmazione dell’ora alternativa, documento che prima non esisteva”. Tra qualche mese la prima udienza: “La richiesta di risarcimento – chiarisce Petrullo – è da calcolarsi in corso di causa. Vorrei si capisse se il bambino ha subito condizionamenti”.