Il Friuli è la porta a Oriente e anche il luogo d’Europa in cui sono condensate le tre principali realtà etnico-linguistiche del continente: latina, slava e germanica. La lingua friulana è nata dalla fusione di questi tre ceppi linguistici e a parlarla, oggi, sono 600mila persone. Una minoranza destinata a scomparire perché la madrelingua si impara in culla e sono sempre meno i genitori che si rivolgono in friulano alle nuove generazioni. Non va di moda quanto l’inglese. Alessandro Di Pauli e Tommaso Pecile invece, non la pensano così e hanno scelto questa lingua minore per dare vita a una serie tv: Felici ma furlans, un titolo avversativo e ibrido perché in friulano la parola “felicità” non esiste.
Nel 2014 la serie ha vinto il premio del pubblico al Roma web fest, come raccontano i due ideatori: “E’ stato un momento emozionante soprattutto in sala, quando pensavamo che nessuno capisse l’ironia friulana e invece il pubblico era molto divertito”. Gli episodi sono ambientati in una fabbrica a conduzione familiare che ricalca i cliché dell’impresa friulana, come il paròn “nato in miseria in un tempo imprecisato tra le due guerre, la sua filosofia di vita si basa su due sentimenti: il senso del dovere, ma più spesso il senso di colpa, di non meritarsi quello che si ha e pertanto rinunciare a goderselo per continuare a lavorare”.
La strada che porta a Roma è cominciata nel 2009 quando Alessandro e Tommaso scrivono un episodio pilota e lo propongono in regione, dagli eruditi linguisti alle case di produzione arriva una risposta unanime: “Bravi!Lasciate perdere”. Ma i due insistono e trovano la lungimiranza di Federico Rossi, militante della lingua friulana ora alla direzione del Mittelfest. “Federico ci ha chiesto di presentare Felici ma furlans alla serata conclusiva di una serie di conferenze sulla lingua friulana” raccontano Alessandro e Tommaso che continuano “il che significava che avevamo una settimana per girare un promo. Il tutto senza un cast, una troupe o gli addetti alla post produzione”.

Nel 2014 la serie ha vinto il premio del pubblico al Roma web fest, come raccontano i due ideatori: “E’ stato un momento emozionante soprattutto in sala, quando pensavamo che nessuno capisse l’ironia friulana e invece il pubblico era molto divertito”

 

Riescono anche in quest’impresa: gli attori, da subito, danno risalto ai loro personaggi, i registi non sbagliano un’inquadratura e i montatori creano il prodotto finale: il primo teaser conquista la sala. “Questo ci ha dato la motivazione per continuare a scrivere e per dimostrare come il friulano possa avere un uso contemporaneo affrontando temi universali come la felicità, il rapporto tra capo e subalterno e il ricambio generazionale alla guida delle imprese” racconta Alessandro. “Lavoriamo molto sugli attori” precisa Tommaso “Diamo loro i tempi cinematografici perché provengono dal teatro, ma non siamo puristi linguisti, ogni personaggio parla il friulano che conosce, perché il valore della nostra lingua è la sua micro diversità, le piccole espressioni che cambiano da pieve a pieve”.
Di Pauli e Pecile hanno da poco finito di girare la seconda serie e, come dimostrato dai voti raccolti in rete per il Roma web fest, attorno a Felici ma furlans si è creata una comunità di fan che gremisce i teatri locali. Alessandro e Tommaso, infatti, promuovono la serie nei teatri della regione dove presentano l’idea e proiettano alcuni episodi. “In termini economici il web, purtroppo, non paga” dichiarano i due ideatori.

Di Pauli e Pecile hanno da poco finito di girare la seconda serie e, come dimostrato dai voti raccolti in rete per il Roma web fest, attorno a Felici ma furlans si è creata una comunità di fan che gremisce i teatri locali

“L’importanza di internet, però, si vede dal pubblico che viene agli spettacoli: all’epoca del primo tour promozionale c’erano gli habitué dei circuiti teatrali di paese, ossia gli over 50/60. Poi, grazie alla rete, in sala ci sono sempre più giovani, segno che il friulano non è solo una lingua per vecchi. Girare i teatri è il nostro modo per finanziarci, grazie ai soldi raccolti dalla vendita dei dvd e delle magliette possiamo creare altri episodi e pagare le persone che lavorano con noi”. La filosofia di Di Pauli e Pecile è quella dell’intraducibile verbo “cumbinà”, un significato a metà strada tra “risolvere” e “conciliare” ma che piuttosto significa “trovare un modo per venirsi incontro”. Una visione della vita che li ha condotti a una casa di produzione (White rabbit) e a un team consolidato di collaboratori. “Scrivere la serie è un lavoro in termini di impegno ma naturalmente non di reddito” ironizzano Alessandro e Tommaso che a pochi minuti dall’inizio dello spettacolo hanno appena controllato le luci e collegato il proiettore. La seconda serie di Felici ma furlans è sottotitolata in sei lingue straniere per esportare il prodotto fuori confine e per far sorridere chi non conosce l’homo furlanus, diffidente e scontroso perché perennemente intimorito dalla preoccupazione di essere fregato. “Ma la forza della mentalità friulana” chiosano i due ideatori “è che dove gli altri vedono macerie, noi vediamo l’opportunità di ricostruire”.