In Italia la confisca dei beni ai corrotti, come per i mafiosi, si fa già. I giudici hanno iniziato ad applicarla da tre anni, anche se lo strumento è ancora poco utilizzato. Ma “le confische potrebbero crescere ancora moltissimo”. È quel che pensa Francesco Menditto, procuratore di Lanciano, in Abruzzo, già consulente della commissione governativa sulle misure di prevenzione, di cui facevano anche i magistrati Franco Gratteri e Raffaele Cantone. Insomma, uno dei massimi esperti in Italia in tema di sequestri e confische ai patrimoni criminali. Il primo ad aver utilizzato le norme antimafia per confiscare i beni agli evasori fiscali.

“La confisca dei beni ai corrotti, agli evasori fiscali e ai bancarottieri non è una novità” spiega il procuratore Menditto, “ho iniziato io con gli evasori fiscali nel 2012, subito dopo l’emanazione del codice Antimafia, poi si è passati ad applicarla a corruttori e bancarottieri e oggi è una pratica consolidata”. Si è partiti con un’idea semplice, come sono spesso le migliori. Visto che la legge consente di sequestrare e confiscare i beni agli indiziati di mafia (a prescindere dal processo penale) ma anche a chi vive del “provento dei delitti” come ladri, rapinatori e borseggiatori, perché non applicarla anche ad evasori fiscali, corruttori e bancarottieri che mantengono stili di vita possibili solo grazie al frutto dei loro reati? L’intuizione ha passato il vaglio della Cassazione e da allora ha fatto giurisprudenza. “Ormai registriamo decine di confische per casi di evasione, ne contiamo almeno 4-5 per corruzione e altrettanti per bancarotta”. Non molti per la verità, visto la portata di questi reati nel nostro Paese, “ma è uno strumento nuovo, e i magistrati stanno imparando ad usarlo” spiega Menditto.

La portata dello strumento è immediatamente visibile se solo si guarda al procedimento che la Procura di Roma ha recentemente avviato nei confronti dell’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, accusato di far parte della cricca che pilotava gli appalti dei Grandi Eventi e cui è stato sequestrato un patrimonio del valore di 13 milioni di euro. “In quel caso, rispetto al processo penale che forse approderà alla prescrizione per alcuni reati, la misura di prevenzione sui beni approderà quasi certamente alla confisca definitiva”. È questo il valore aggiunto delle norme che intaccano i patrimoni. Che sono più efficaci e veloci. E consentono il recupero di quantità enormi di beni.

“Attualmente abbiamo in sequestro un miliardo e mezzo di denaro contante e circa due miliardi di titoli. Complessivamente 3 miliardi e mezzo bloccati nel Fondo unico giustizia gestito da Equitalia” continua Menditto, riferendosi anche ai beni sottratti alla mafia. Equitalia versa i soldi e i titoli allo Stato dopo la confisca definitiva, che arriva dopo 4-8 anni, versando solo una quota del 10% del denaro contante ancora in sequestro allo Stato. “Anche se solo il 26% dei beni sequestrati finisce per essere restituito, mentre tutto il resto viene confiscato definitivamente”.

Secondo il procuratore Menditto le confische per i reati dei “colletti bianchi” potrebbero però essere ben più incisive di adesso. In che modo? Applicando ai corrotti le regole sui sequestri che valgono per la mafia, senza bisogno di dimostrare che il corruttore, o il bancarottiere o l’evasore, vive dei proventi dei suoi reati. “Se nelle misure di prevenzione aggiungiamo i corrotti e i concussori accanto ai mafiosi, possiamo sequestrare loro tutti i beni che sono sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati. Si fa il processo, e se riescono a dimostrare la provenienza dei soldi glieli restituiamo, altrimenti confischiamo”. Una norma che era già stata proposta nel 1996, con il Governo Prodi, ma che fu considerata eccesivamente antigarantista. “Le persone oneste non avrebbero nulla da temere da questa norma, perché non toccheremmo la libertà personale delle persone, ma solo i loro patrimoni illegittimi. Sarebbe un vero deterrente” conclude Menditto “basterebbe aggiungere tra paroline alle legge di Stabilità e nel giro di un mese avremmo fatto una vera rivoluzione”.