Perché si scrivono poesie? Gesualdo Bufalino da ragazzino si infilava nel cesso, ne scriveva come se fosse un’attività da compiersi clandestina, diceva che scrivere versi era “vergogna, infrazione, empietà: un vizio solitario che […] aveva per confuso traguardo la morte”.

avremo curaDella poesia dei tempi nostri mi piacciono molto le cose che scrive Gianni Montieri. Ora, la bella notizia è che Gianni Montieri ha pubblicato una nuova raccolta. Si intitola Avremo cura, è edita dall’editrice Zona. Il lavoro è dedicato a Luigi Bernardi, scrittore e editore emiliano scomparso l’anno scorso. Nella bandella del libro si dice che le parole del titolo sono quelle che si scambiano due amanti dopo aver attraversato una terra desolata votata alla morte.

Nei versi di Gianni Montieri, la morte è quella cosa respirata fin da ragazzino, nel pezzo di sud dov’è nato. Un sud che dà il titolo a una sezione del libro, e che viene messo prudentemente tra parentesi, come a esorcizzarne il ricordo (“morivano già a vent’anni / chi per droga, chi per colpa”). Ma è anche la morte del nord, di Milano, dove vive e lavora. Di Venezia, dove si reca spesso per “questioni invernali / taccuini da riempire”. Di Sampa (San Paolo del Brasile), dove “vedi uno / dormire in un carretto, lassù / le mille luci che non spengono / negli autobus di Avenida Paulista”.

Montieri fa esercizio di poesia allo stesso modo di Bufalino, con pudore, come uno che mette il naso di traverso tra due sbarre per sbirciare quello che capita di là. Il suo è un mestiere che si fa con gli occhi prima ancora che con le parole, che non cerca gli effetti speciali, perché le cose speciali stanno nel mondo prima ancora che nei libri. La sua poesia indovina, prova, improvvisa. Non si pone mai l’obiettivo di essere sfarzosa, ma semmai comprensibile, non si fonda sul principio di differenziazione narcisistica, ma sul credo secondo cui un poeta deve principalmente dominare il proprio spazio e il proprio tempo, anteporre quello spazio e quel tempo a se stesso.

Perché mi piacciono le cose che scrive Gianni Montieri? Perché nei poeti cerco questo sguardo puro sulle impurezze del mondo. E, quando serve, uno sguardo impuro – ossia commisto a sostanze diverse da quelle costitutive, com’è proprio di chiunque abbia avuto la ventura di diventare adulto – su cose purissime, come la somma delle rinunce di una madre.