Dietro l’omicidio di Giorgio Gobbi, l’uomo ritrovato morto la sera del 5 dicembre nel bagagliaio di un’auto parcheggiata di fronte a un centro commerciale a Parma, ci sarebbero debiti di gioco e non l’ombra della criminalità organizzata. A freddare il 43enne cremonese è stato il cognato Luciano Bonazzoli, arrestato giovedì 11 dicembre dai carabinieri di Parma. L’uomo, 48enne incensurato residente a Gottolengo in provincia di Brescia, interrogato dai militari, ha confessato di avere ucciso il commerciante a causa dei debiti che aveva nei suoi confronti e che non sarebbe riuscito a saldare.

Secondo le ricostruzioni, la vittima infatti aveva affidato a Bonazzoli sei Rolex e altri gioielli di provenienza sospetta, per un valore di circa 150mila euro, ma il cognato li aveva venduti per puntarli al videopoker, perdendo tutto al gioco. Gobbi però rivoleva indietro quel tesoro, e nell’impossibilità di restituirgli i preziosi, l’omicida ha ideato un piano per liberarsene. L’uomo si è procurato un fucile da caccia che deteneva irregolarmente e quindi avrebbe dato appuntamento al cognato nella sua ditta di prevenzione per infortunistica a Viadana (Mantova). Qui Bonazzoli avrebbe ucciso Gobbi con due colpi di arma da fuoco. L’omicidio è avvenuto il 4 dicembre intorno alle 13 nel cortile dell’azienda, ma a quel punto rimaneva il problema di disfarsi del cadavere. Quindi Bonazzoli ha nascosto il corpo senza vita del cognato nel bagagliaio della sua Range Rover e si è diretto verso Parma, dove poi ha abbandonato la vettura nel parcheggio di un centro commerciale a nord della città.

All’inizio, quando il cadavere di Gobbi era stato rinvenuto nel parcheggio dopo una segnalazione anonima, riverso nel sedile posteriore dell’auto, gli inquirenti avevano pensato a un’esecuzione legata alla criminalità organizzata per le modalità in cui era avvenuto il ritrovamento. La vittima inoltre aveva alle spalle numerosi precedenti penali ed era ricercata dalle forze dell’ordine, a cui la moglie il giorno prima aveva denunciato la scomparsa. Gobbi nel 2003, era stato aggredito a colpi di pistola da un barista a San Giovanni in Croce, in provincia di Cremona. Dopo quell’episodio la Procura di Cremona aveva aperto un fascicolo a suo carico per delle lettere minatorie inviate al barista durante la sua detenzione. Ma la vicenda è slegata al suo omicidio, avvenuto invece per motivi di soldi all’interno della cerchia famigliare. Nei giorni scorsi la vettura di Gobbi era stata analizzata dai Ris, ma sono state soprattutto le telecamere e i racconti dei testimoni a far risalire i militari a Bonazzoli. Ora l’uomo è rinchiuso nel carcere di via Burla e dovrà rispondere dell’accusa di omicidio, occultamento di cadavere, porto e detenzione di armi.