Ci risiamo.

Si riparla della fatidica bretella A22 Modena (Campogalliano) – Sassuolo ed in particolare della sottoscrizione dell’accordo per la concessione alla società che la gestirà di cui è stato nominato recentemente presidente, lo ricordiamo, l’ex presidente della Provincia di Modena: Emilio Sabattini, il quale ha dichiarato a un quotidiano locale che non può dire il suo stipendio perché coperto dalla privacy, essendo la società privata.

Dunque, l’opera pare andare avanti e, aggiungiamo noi, non è nostra intenzione fare le barricate o incatenarci alle ruspe, se e quando inizieranno i lavori. Saranno i fatti, in futuro e forse nemmeno molto in là nel tempo, a dire se è stato lungimirante perseverare con un modello di sviluppo, basato sui trasporti su gomma, sull’uso indiscriminato delle risorse e consumo del suolo e soprattutto sul petrolio disponibile in abbondanza e a basso costo. Molto più redditizio sarebbe oggi, puntare sulla manutenzione (le tangenziali modenesi e reggiane sono dei veri gruviera per le buche) e potenziamento di quanto esistente per quanto riguarda le infrastrutture, mentre per gli investimenti occorrerebbe indirizzarsi già da ora ad un mondo di domani “post carbon”, ovvero oltre i combustibili fossili, puntando su veri trasporti pubblici e  sostenibili, efficienza energetica e fonti rinnovabili.

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Dunque, prima che si posi la prima pietra, sottoponiamo una semplice proposta che fa risparmiare, appunto, i 215 milioni di euro circa del costo pubblico, riduce il consumo di suolo e consente, non ultimo, di indirizzare nel “nuovo” gli investimenti.

La Modena Sassuolo c’è già, ovvero l’attuale superstrada, a due corsie per senso di marcia, lo abbiamo già detto più volte. A questo punto, se si vuole collegare l’Autobrennero e l’Autosole con Sassuolo, basta fare semplicemente uno svincolo ed un casello fra l’attuale superstrada e l’A1, vedi al link su Google maps la Modena Sassuolo interseca l’A1 e la complanare sud. E’ così semplice che nessuno l’ha pensato. Eppure è li, sotto gli occhi di tutti, basta imboccare appunto l’attuale Modena Sassuolo e ci si trova a passare sopra l’autostrada, salvo dover fare alcuni giri assurdi e tortuosi per imboccarla veramente. Perché?

Poi ovviamente resta da collegare lo scalo merci con la viabilità, ma, anche alla luce dei cambiamenti climatici, occorre rivedere il nostro modo di pensare e progettare e non ripetere madornali errori come, appunto, uno scalo merci e una nuova tratta ferroviaria in galleria, in piena area esondabile del fiume Secchia. Ma se questo errore è stato fatto anni fa, ai tempi delle scelte della Tav in Emilia, sarebbe madornale ripeterlo oggi, con ben due gallerie in pianura (!) previste dalla nuova bretella.

Pochi lo sanno, ma esiste, anche se non è ancora provvedimento di legge, una “strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici”, dove fra le altre cose, per le infrastrutture si raccomanda per il più possibile di utilizzare e migliorare l’esistente. Soprattutto, quando si progetta o fa qualcosa di nuovo che dovrà durare, si spera molti decenni, non si può prescindere dal progettare non solo in base al passato, ma in vista del futuro.

E’ questo quel che fa la differenza fra politico e statista, disse qualcuno. E, siamo pronti a scommetterci, il futuro sarà diverso dal passato, questo si sa.

Dunque, ecco la nostra proposta è di investire, con occupazione, gli oltre 200 milioni di parte pubblica risparmiati, in mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, difesa idrogeologica, e magari perché no, scuola, ricerca e sanità. I fiumi Secchia e del Panaro, il Po, i torrenti minori ma non meno pericolosi come Tiepido, Tresinaro, Crostolo, Naviglio e altri sono lì che aspettano. La parte privata potrà così liberare risorse da investire in riconversione dell’economia in settori nuovi, che guardino al futuro e non al passato; ma qui l’imprenditoria emiliana, ne siamo sicuri, se vuole, sa trovare la strada giusta più di quel che possiamo suggerire noi.