Custodia cautelare in carcere per cinque agenti di polizia penitenziaria in servizio nei carceri di Varese e Bollate (Milano). I reati ipotizzato, che hanno portato all’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Varese, sono quelli di procurata evasionecorruzione, falso ideologico, minaccia intralcio alla giustizia. L’azione degli agenti,che ha portato all’operazione di polizia denominata “Alcatraz“, avrebbe favorito la fuga di tre detenuti romeni i quali, il 21 febbraio 2013, erano riusciti a evadere dal carcere varesino. A eseguire l’ordinanza sono stati i Carabinieri della compagnia di Luino, la Polizia Penitenziaria, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza che, nella mattinata di martedì, hanno prelevato i cinque uomini per portarli in carcere. Oltre agli arresti, sono state autorizzate anche nove perquisizioni nei confronti di altrettanti agenti della Polizia Penitenziaria.

Secondo le accuse, i poliziotti avrebbero favorito la fuga di tre detenuti romeni in cambio di denaro. Evasione che, comunque, durò poco, dato che gli incarcerati vennero intercettati e arrestati in Svizzera e in provincia di Pavia per essere poi riportati nel carcere varesino. Mikea Victor Sorin, 29 anni, stava scontando una condanna definitiva per sfruttamento della prostituzione, mentre gli altri due erano in attesa di giudizio con l’accusa di furto aggravato. Gli agenti di polizia penitenziaria, secondo la ricostruzione del pm di Varese Annalisa Palomba, avevano permesso agli uomini, che condividevano la stessa cella e avevano così potuto pianificare la fuga, di segare indisturbati le sbarre del bagno adiacente alla stanza, raggiungere il cortile, impilare dei cassonetti per scavalcare il muro di cinta e calarsi al di là delle protezioni usando dei lenzuoli. I tre agenti avrebbero aiutato i tre romeni a ricevere la lima usata per tagliare le sbarre e un cellulare, portati in carcere dalla fidanzata di uno dei tre detenuti che se li era nascosi nelle parti intime.