La “Grande Bruttezza” eccola qui, nell’inchiesta sulla “mafia capitale” della Procura di Roma. La storia è l’esatto rovesciamento del film, bello e visionario, diretto dal regista Sorrentino. E vive nella realtà: il riflusso maleodorante di uno scarico fognario mai ben ripulito ma che inquina il presente italiano e di Roma, in questo caso. Al ritmo di una brutta musica ossessiva da bar di periferia, eccolo il “mondo di mezzo” di Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e compagnia: la grande Bruttezza, piccola, sporca bruttezza alla quale è ridotta la capitale infetta di una nazione che non ha compreso di covare da decenni un cancro, non ha fatto le analisi e ora è ammorbata da metastasi diffuse. Questa grande Bruttezza si fa piccolo, efficiente sistema di servizi criminale, in quella “terra”, di tutti e di nessuno, alla quale è ridotta – certamente nelle “periferie” e nel cuore della capitale – la politica italiana.

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La mafia a Roma? No, questa non è mafia, ma una cosa diversa. E ciò non per attribuire al “modello” di riferimento – le mafie – minore o maggiore importanza e gravità. Qui parliamo di un altro fenomeno. Certamente un sistema criminale più moderno, perché metropolitano, senza riti di iniziazione, senza enfasi, senza santini bruciati (che qui non servono), senza metafore, quasi senza violenze, senza mandamenti ma di tutti i mandamenti. Inodore come un veleno mortale, incolore e melmoso perché li assorbe tutti e ti uccide con i sintomi di una infezione. Cosa è questo mondo (o terra) di mezzo del duo Carminati-Buzzi, ma nella quale troviamo un sacco di altra gente ben più importante e inattesa? E’ un’agenzia di servizi criminali per le intermediazioni con la malapolitica e potenzialmente con tutta la politica che ci sta. Una banda discreta e spudorata alla quale mafie e affaristi si rivolgono per forniture di ogni genere: il clan catanese Santapaola per comprare armi, le ‘drine per riciclare soldi in case e ristoranti, i gruppi camorristici per i traffici illegali di monnezza, l’assessore o il burocrate corrotto per trovare uno spallone che trasporti in Svizzera fondi neri, il politico pronto ad arricchirsi…

Questa organizzazione è stata creata da un ex neofascista ed ex banda della Magliana (Carminati) da sempre vicino a servizi deviati, il quale, finiti gli anni Settanta, si è palesato per quello che è: un criminale in affari. Il suo socio è un ex detenuto comune (Buzzi) che per uscire di prigione si è detto redento, si è fatto dirigente di coop rosse e ha finto di voler essere utile ai suoi ex compagni di cella. Gente “normale” che cerca di usare ogni mezzo: un professionista che voglia comprare servizi illegali, un giudice o un funzionario pubblico da corrompere o altri personaggi offerti dalla quotidiana Bruttezza romana. In un ghetto o intorno ai Palazzi del centro.

Al contrario della mafia siciliana o campana o calabrese, questa organizzazione nasce tutta dentro le quarte file della politica, nel cuore della città “cuore” della politica: all’origine, nasce, cresce e si alimenta degli affari che possono garantire assessori, funzionari comunali, piccoli vice-manager di aziende municipalizzate, enti locali in dissesto o dirigenti locali di partiti apparentemente contrapposti. Ha perfino il volto di affermati e stimati consulenti ministeriali.

Questo “mondo di mezzo” non ha radici nelle povertà contadine, ma nei corridoi di un Cda Ama o nei sottoscala di una delibera Atac per la fornitura di minibus, tra i bulli di un bar, nella panchina di un autolavaggio di un quartiere urbano di nuova e facile ricchezza come Vigna Clara, tra le righe della contabilità di una partita Iva di Roma nord e sud, negli inghippi di uno studio di commercialisti senza scrupoli. Ma anche dentro una delibera che consenta di sfruttare immigrati e organizzare un campo rom, per far diventare gli uni e gli altri “affari” da milioni di euro, per organizzare i flussi e poi protestare in piazza con le forche in mano, come avvenuto a Tor Sapienza se l’affare rischia di finire: così, se la rivolta di piazza vince, si può ricominciare da capo.

Questa Grande Bruttezza racconta una Roma destinata a diventare un grande ghetto, un Paese che si fa grande periferia, un suk che si allarga e diventa città, nazione. Frequentato da ex dirigenti corrotti di Finmeccanica, neo fascisti, mafiosi, assessori senza radici e affamati. La “guazza” fetente di una nazione infetta, in fondo a uno scarico otturato. Fuori da film e romanzi criminali.