Mentre ad Atene la procura indaga su un tentativo di colpo di Stato da parte di Alba Dorata e il governo schiera migliaia di poliziotti per tenere sotto controllo le manifestazioni di studenti e lavoratori, George Papandreou, 62 anni, premier della Grecia dal 2009 al 2011, parla con ilfattoquotidiano.it. Lo abbiamo incontrato a un convegno sul declino della democrazia organizzato da Club de Madrid e Robert F. Kennedy Center a Fiesole (Firenze), all’European University Institute. “La parola ‘idiota‘ deriva dal greco antico e descrive una persona che non partecipa” afferma Papandreou durante il seminario. Eppure il governo guidato da Antonis Samaras, che unisce conservatori e socialisti, agli studenti e lavoratori che scelgono di partecipare manifestando, risponde con 7mila poliziotti: tanti ne ha schierati recentemente ad Atene, quasi uno ogni quattro manifestanti. Troppi? “Non conosco esattamente la situazione. Il concetto base nella nostra società, anche quando ero primo ministro, è di assicurare che le persone abbiano la possibilità di protestare, che possano avere una voce forte: è questa la democrazia. Ma dobbiamo tenere queste manifestazioni il più possibile calme, senza violenza, e proteggere anche gli altri cittadini. Nonostante le fortissime sofferenze date dalle misure di austerità, che sicuramente sono molto difficili, credo che siamo stati in grado di mantenere la capacità della nostra società di manifestare in un modo molto pacifico”. Al prezzo, ribadiamo, di un poliziotto ogni 4 manifestanti. Papandreou balbetta, poi taglia corto: “Questo è un giudizio che io non darei come ministro perché non sono direttamente coinvolto e del resto non sono neppure primo ministro adesso”.

Da primo ministro, Papandreou ha dovuto affrontare la crisi finanziaria della Grecia, consegnandola alle misure di austerità della troika, la terzina composta da Fondo Monetario Internazionale, Commissione europea e Banca centrale europea. Contro cui adesso si scaglia. “L’Europa sicuramente ha le sue responsabilità, perché siamo in un sistema, l’Eurozona, che ha molti squilibri, anche l’Italia adesso ci sta passando, e se non aggiustiamo il sistema, se non ci muoviamo nella direzione di una profonda integrazione, di una comprensione maggiore degli uni verso gli altri, nella direzione di cooperare e rendere l’Europa più democratica, ci saranno più tensioni, più nazionalismi, più xenofobia e credo che questo distruggerà l’Europa”. Alba Dorata, insomma, secondo Papandreou sarebbe un po’ “colpa” anche dell’Europa. A ottobre il procuratore generale di Atene ha chiesto il rinvio a giudizio per l’intero partito che si sarebbe macchiato di estorsioni, tentati omicidi a sfondo razziale e un tentativo di colpo di Stato. “Questa è una questione giudiziaria, non c’è bisogno che io la commenti, stanno investigando su atti criminali. Ma c’è anche una questione politica e posso commentare questa. Quando attraversiamo una crisi nelle società, a volte spuntano dei populisti, persone che costruiscono la loro carriera politica sulla paura, sull’insicurezza, e non guardano alle questioni reali, che non sono uccidere i migranti, come qualcuno ha fatto, ma diventare più umani, più inclusivi, in modo che ci siano più solidarietà e uguaglianza”.

Di uguaglianza però finora i governi moderati ne hanno costruita ben poca. Il debito oggi sta schiacciando la Grecia: solo negli ultimi 18 mesi ha tagliato tre volte pensioni, stipendi e welfare, tagli che, finora, non hanno riguardato i politici. Quando, nel gennaio 2014, un giornalista greco accusò Papandreou, sulla base di un documento riservato del Fondo Monetario Internazionale, di aver rifiutato il ridimensionamento del debito che l’allora capo del Fmi Dominique Strauss-Kahn gli avrebbe proposto, l’ex premier è finito al centro di uno scandalo. Ma ha negato tutto.

Alla fine del 2012 fu la madre di George, Margaret, a essere coinvolta in uno scandalo. Alcuni quotidiani pubblicarono la notizia che ci sarebbe anche lei infatti tra i 2000 nomi eccellenti della lista Lagarde, l’elenco di presunti grandi evasori greci inviato nel 2010 dall’allora ministro francese Christine Lagarde, attuale numero uno del Fmi, al governo greco. La signora ha fin da subito negato categoricamente e, dopo aver denunciato alcuni funzionari dell’Unità crimini finanziari del ministero dell’Economia, ha ottenuto un documento ufficiale che la scagiona totalmente escludendo che abbia avuto conti nascosti in Svizzera.

Nella lista Lagarde, comunque, figuravano politici di destra e sinistra. Ma il governo greco non ha protocollato il documento, facendone così perdere le tracce. Facile che in un clima di impunità e corruzione come questo prendano piede gli estremismi. “La grande questione adesso – conclude Papandreou – è capire in che modo debba cambiare il nostro Paese. Ma anche l’Europa deve cambiare. Credo serva una visuale più ampia di come ci si debba muovere d’ora in avanti”.