Senza imbarazzo per la doppia funzione di controllore e controllato, il giudice Linda Sandulli non ha ritenuto di dover fare un passo indietro. Insieme al marito, Salvatore Napoleoni, detiene l’80% della Proeti srl, società che prende appalti dalla prefettura di Roma, e nello stesso tempo presiede la sezione del Tar del Lazio chiamata proprio a giudicare sulla regolarità di quegli appalti. Nel 2012, la società si è aggiudicata – con una procedura negoziata – lavori di ristrutturazione nel Centro per i richiedenti asilo (Cara) di Castelnuovo di Porto per un totale di 239 mila euro, che da soli valgono metà di quanto fatturato in un anno (488 mila). Non solo. Dal 2011, la sezione del Tar presieduta da Sandulli emette pronunciamenti in merito ai ricorsi riguardanti proprio la gestione della struttura, finora in mano ai francesi della Gepsa spa (società del colosso Gdf Suez) che oltralpe gestisce i penitenziari di Stato. A oggi i pronunciamenti sono stati tutti favorevoli ai francesi, ai quali nel tempo si sono contrapposte diverse società italiane, che ora accusano il giudice di “non essere sereno”. Sandulli, 70 anni, ex presidente storica dell’Associazione dei magistrati amministrativi (Anma), non s’è mai astenuta. La ditta di famiglia non era coinvolta nei procedimenti, per cui non è scattato l’obbligo di astensione.

In ballo c’è un appalto che vale 21.352.500 euro per il biennio 2013-2016. Dopo un lungo contenzioso e una raffica di sentenze, non c’è ancora un vincitore. E, nel dubbio, la gestione resta ai francesi. Una situazione vista più volte in altri centri. Gepsa è un nome che si ripete nei bandi di gara milionari delle prefetture italiane. Spesso, dove si presenta, vince l’appalto. Giorni fa si è aggiudicata anche la gestione del Cie di Milano. La vicenda inizia a ottobre 2011 quando Gepsa vince l’appalto per la gestione triennale del centro di Castelnuovo. La seconda classificata, la cooperativa Domus Caritatis fa ricorso al Tar, ma il collegio, presieduto da Sandulli, rigetta l’opposizione. A dicembre 2012 il Consiglio di Stato annulla l’aggiudicazione a Gepsa e condanna il ministero dell’Interno a risarcire la Domus per 12.236 euro al mese (circa 200 mila euro annui). A febbraio 2013 la Prefettura è costretta a indire una nuova gara. Se l’aggiudica la cooperativa Eriches29, ma la sua offerta viene ritenuta troppo bassa. Scatta il procedimento di verifica: dopo oltre 4 mesi il responso è positivo e il contratto viene firmato. Ma Gepsa ricorre al Tar, che dà ragione ai francesi e sospende di nuovo l’aggiudicazione. Nel dispositivo, l’esclusione viene motivata con una differenza di 11.200 euro nel trattamento di alcuni dipendenti. “Le società che eseguono in partenariato con Gepsa il servizio, Sinergasia e Acuarinto utilizzano personale non assunto regolarmente – scrive in una nota la Eriches – e che non percepisce regolare retribuzione da oltre 6 mesi”. L’ennesimo ricorso è già pronto, stavolta al Consiglio di Stato: “Vogliamo essere giudicati da un giudice sereno, che non abbia più parti in commedia. Chi ci assicura che l’accanimento nei nostri confronti sia solo legato alle ragioni del diritto?”.

Sul caso è stata presentata un’interrogazione parlamentare alla Camera, a firma dei deputati Carla Ruocco e Mattia Fantinati (M5S). Intervistata dal Tempo Sandulli si è giustificata spiegando che “gare e appalti vengono trattati in tutte le sezioni”: “Anche spostandomi potrei trovarmi ad avere a che fare con il contesto nel quale opera la società di mio marito”.

da il Fatto Quotidiano di sabato 19 aprile 2014