Il futuro non è promesso a nessuno, ma possiamo promettercelo noi. Creare un paradiso dall’inferno; rovesciare o, perlomeno, scompigliare le carte in tavola; aprire la strada fino a quando un sogno si schianta contro la realtà per diventare esso stesso la realtà. Roberta Montanari è nata a Lugo di Romagna e si è trovata al Koko, celebre club londinese, davanti a una platea dall’accento anche inglese ammaliata per uno spettacolo, L’Anima Vola Tour di Elisa. “La mia scelta di fare la corista è una scelta che ho fatto prima che cominciassi a fare questo lavoro: sento che la mia predisposizione è questa e ho investito tutto ciò che avevo nella preparazione per specializzarmi in questo; non amo giocare da sola, non sono una prima donna, mi piace seguire un’artista, creare uno stimolo dietro le canzoni, provare a fare un arrangiamento. Fa parte del mio carattere. Io ci ho provato fino all’esaurimento, fino a riuscirci. Se vuoi fare davvero una cosa, penso tu debba tentarla sempre; non una, non dieci, non venti volte, ma finché ci riesci”. E alla fine Roberta ci è riuscita.

“Dal mio primo tour con Cremonini è cambiato tutto: sono cresciuta”

Oggi Roberta infatti è la corista di Elisa e di Cesare Cremonini, con cui ha da poco concluso il Logico Tour, unica donna della band. Solamente nell’ultimo anno, ha collaborato anche con Marco Mengoni ed è stata la corista dell’orchestra diretta dal maestro Leonardo De Amicis per la trasmissione “The Voice” andato in onda in diretta su Rai Due, oltre a partecipare alla Sanremo Festival Orchestra per l’evento Radio Italia Live in Piazza Duomo a Milano, accompagnando artisti come la stessa Elisa, Laura Pausini, Negramaro, Claudio Baglioni, Biagio Antonacci, ecc.

“Dal mio primo tour con Cesare Cremonini – racconta -, sette anni fa, è cambiato tutto. Sette anni di questa vita sono come venti di una vita normale. Se penso alla prima esperienza ricordo che ero inesperta, alle prime armi; ricordo tutte le paure e le preoccupazioni. Cose su cui oggi magari mi faccio una risata. In questi setti anni sono maturata professionalmente e personalmente, il mio approccio al lavoro è diverso, per esempio ho acquisito una velocità che prima non possedevo. Per usare una metafora, all’inizio era come se guidassi una piccola macchina, mentre oggi guido un’altra automobile: non so di che tipo, ma di sicuro non è più quella. Sono cresciuta, sono molto più serena e tranquilla a partire dal mio modo di lavorare fino ad arrivare al mio modo di essere”.

“Per fare la corista ho fatto di tutto: dalla receptionist all’assistente di poltrona””

Roberta ha cominciato la carriera artistica a 16 anni con formazioni localoberi avvicinandosi a vari generi quali il rock, il blues, il pop. Nel 2001 ha iniziato un percorso di studi privato, mentre nel 2006 è entrata al Conservatorio “A. Buzzolla” di Adria (Rovigo), per il triennio jazz, approfondendo gli elementi di teoria e solfeggio, l’armonia e l’arrangiamento. “Questo per me è sempre stato un sogno, una luce di speranza, ma anche un vero e proprio obiettivo: per raggiungere tutto questo ho fatto di tutto, dall’operaia alla receptionist, all’assistente alla poltrona, così da potermi pagare gli studi”. Oggi la linea bianca tratteggiata dell’autostrada accompagna lei e la sua voce ferma e libera da un palazzetto all’altro, da un teatro a un club, per poi fermarsi sempre lì, tra le distese dell’Emilia-Romagna, la sua terra, che si trasforma in una piccola isola che non c’è, un luogo separato da spazio e tempo dove tutto può accadere.

“Se le paure dell’inizio sono passare – prosegue Roberta – ci sono ancora volte in cui mi tremano le gambe, soprattutto per i concerti in casa. Quando esco dallo spettacolo e trovo i miei genitori e le persone che mi conoscono da sempre e sanno esattamente quale è stata la mia strada, allora mi sento fortunata, emozionata fino a commuovermi, e orgogliosa”. Il tour europeo di Elisa – con la quale Roberta collabora dal 2010 – è appena cominciato, ma quello italiano le ha già regalato molti ricordi e aneddoti: “Le prove di ogni tour sono il periodo più duro, perché devi mettere in piedi tutto ciò che dovrai fare: arrangiamenti, sistemare gli ascolti con il fonico di palco, c’è tutta una parte tecnica oltre a quella musicale. La data zero è una sorta di prova del nove, lì capisci se hai memorizzato bene, se sei sicura di te stessa; da lì in poi, se tutto è andato bene, è una scivolata”. Il viaggio unisce, ma disorienta anche e, dall’essere corista, Roberta ha imparato i riti e le piccole abitudini che fanno parte del dietro le quinte.

“Prima di ogni spettacolo – svela – mangio molto presto, alle 7, poi vado in camerino per la mia sacra ora di solitudine, metto su la mia musica – che non ha niente a che fare con ciò che poi dovrò cantare – inizio i preparativi, faccio riscaldamento, mi pettino, mi trucco; poi arriva il momento in cui mi portano le cuffie, e allora tutto sta per cominciare”. L’adrenalina in corpo diventa una vertiginosa montagna russa e le notti dopo i concerti si allungano a cancellare il tempo: “Suonando un giorno sì e un giorno no – ammette Roberta – è difficile fare passare l’adrenalina, smaltirla, così capita che di notte non dormo subito, diventa tutto molto forte dentro. È un tipo sensazione a cui è difficile abituarsi, ma diventa poi anche difficile privarsene”.

“Non amo il clamore e il successo immediato dei talent show”

Forse le serviranno altre vite per spiegare cosa si prova, a stare sul quel palco, su cui è arrivata in punta di piedi. “In questo mondo non puoi pensare di arrivare e spaccare tutto, penso ci si debba aprire la strada in maniera discreta, credibile e seria. È anche per questo che non amo il clamore e il successo immediato dei Talent show, anche se mi rendo conto che oggi è la strada giusta per entrare nel mercato discografico, un mondo difficile, che oggi resta a galla grazie ai live e riflette l’appiattimento culturale del nostro Paese”.