Anche le Olimpiadi si adeguano alle difficoltà economiche dei Paesi ospitanti. Il Comitato olimpico internazionale ha infatti approvato un nuovo modello di assegnazione dei Giochi, optando per una manifestazione “divisa” che coinvolga un altro Stato, oltre a quello principale. Le due città o due nazioni si spartiranno così la competizione e specifiche discipline. Se gli spettatori di un Paese potranno ammirare Usain Bolt bruciare gli avversari in soli 100 metri, quelli dell’altro avranno il piacere di assistere alla leggiadria nel tuffo di Tania Cagnotto o allo strapotere in vasca di Federica Pellegrini.

Il voto unanime dei 94 membri del Comitato, a Montecarlo, ha come principale obiettivo quello di andare incontro alle esigenze economiche delle Nazioni ospitanti e anche di snellire l’iter organizzativo dei Giochi. Nel primo dei 40 punti all’ordine del giorno dell’Assemblea si legge proprio che il Cio consente “per i Giochi olimpici, l’organizzazione di interi sport o discipline al di fuori della città ospitante o, in casi eccezionali, al di fuori della nazione ospitante, in particolare per motivi di sostenibilità“. Una scelta, quella del Comitato, che ricalca un po’ quella già presa dall’esecutivo della Uefa per festeggiare il 60esimo anniversario degli Europei di calcio, nel 2020: una competizione che si terrà in 13 Stati diversi.

“Le città candidate puntano a obiettivi di sviluppo differenti e partono da punti molto diversi. Noi abbracciamo questa diversità, che è parte della magia delle Olimpiadi”, dice il presidente del Cio, Thomas Bach, una volta avuta l’ufficializzazione della decisione. I Giochi Olimpici sono da sempre una competizione globale, continua poi il numero uno del Comitato, e “per questo, gli standard di una sola parte del mondo non possono essere il punto di riferimento”. Bach vede lo sport come una grande opportunità di cambiamento della situazione di crisi attuale che sarebbe stupido non sfruttare. Offrire a più città o più Paesi la possibilità di ospitare una manifestazione così prestigiosa e che attira un pubblico così vasto va proprio in quella direzione: “Mai come ora – continua – tante persone, in tutto il mondo, hanno seguito le Olimpiadi. Noi abbiamo successo e il successo è il motivo migliore per cambiare. Il successo di oggi offre l’opportunità di lottare per il cambiamento per domani. Noi dobbiamo farlo perché lo sport oggi è troppo importante per ignorare il resto della società. Non viviamo su un’isola, viviamo al centro di una società moderna, diversificata e digitale”.

Le novità introdotte dal Cio cambiano anche la possibile candidatura di Roma che, così, entra di nuovo in corsa per ospitare i Giochi Olimpici: “Come cambia la situazione in chiave Roma? – commenta il presidente del Coni, Giovanni Malagò, durante una pausa dei lavori al Grimaldi Forum – Ho sempre detto che senza queste aperture non sarebbe stata candidabile. Ora che si è partiti con il discorso dell’allargamento conta la credibilità del progetto perché di fatto non viene impedito di fare nulla ma non si è neanche autorizzati a fare tutto. Ogni situazione deve essere vista punto per punto, ma già l’essere messi in condizione di poterlo fare è molto interessante. E’ tanta roba”. Se la capitale torna in corsa, è vero anche che il numero di candidate che cercheranno di aggiudicarsi le Olimpiadi aumenterà: la novità “scatenerà appetiti di vari Paesi e anche all’interno degli stessi – continua Malagò – perché si possono mettere in campo iniziative che portereberro benificio a tutto il sistema Paese. Mentre prima i soggetti candidati si contavano sulla punta della dita ora in molti ci stanno facendo un pensierino e mi sembra legittimo”.

La candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024 potrebbe essere annunciata già il 15 dicembre, ha confessato il numero uno dello sport italiano: “Il 15 dicembre c’è la visita ufficiale di Renzi al Coni – ha dichiarato a margine dell’Assemblea del Cio – Probabilmente, in questo senso ci saranno delle conferme. Questa dichiarazione potrebbe esserci, non mi sento di garantirlo o di escluderlo. Ma anche se non ci fosse nessun riferimento specifico, non vuol dire nulla”.