“Un appalto per domarli, un appalto per trovarli, un appalto per ghermirli e nel buio incatenarli”. Dopo decine di articoli sulla Mafia Capitale (anche in questo blog, leggi) svelata dall’inchiesta “Mondo di mezzo” della Procura di Roma, possiamo permetterci di aprire una parentesi “leggera”. O, almeno, più letteraria che giudiziaria. Per ribadire che il povero J.R.R. Tolkien, autore di “Il Signore degli Anelli“, non c’entra nulla con Carminati e soci, e con il fascismo in genere. Certo, l’ex terrorista dei Nar viene dritto dall’estrema destra degli anni Settanta che si addestrava militarmente nei “Campi Hobbit” pascendosi della mitologia nordica e dei suoi spigolosi simboli. E alcuni dei presunti tangentisti finiti sotto inchiesta possono ricordare Gollum, schiavo perverso e abbruttito del suo tessssoro. Poi potremmo continuare il gioco con Pignatone-Frodo che alla fine sgomina il malvagio Regno di Mordor grazie agli elfi del Ros che lo disseminano di magiche microspie…

Sta di fatto però che il “mondo di mezzo” evocato da Carminati non ha nulla a che fare con la fantastica Terra di Mezzo in cui Tolkien ambienta il suo capolavoro. Ecco che cosa dice esattamente il presunto capo delle Mafia capitale, intercettato dagli investigatori:

E’ la teoria del mondo di mezzo compà…. ci stanno… come si dice… i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo. E allora…. e allora vuol dire che ci sta un mondo… un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e dici cazzo come è possibile che quello… come è possibile che ne so che un domani io posso stare a cena con Berlusconi..“.

La Terra di mezzo (“Middle-Earth“) di Tolkien non è però un’area di confine: è sostanzialmente un continente di diversi regni e razze (oggi diremmo etnie: hobbit, elfi, nani, uomini, orchi…). E pur facendo innumerevoli brutti incontri, la Compagnia dell’Anello non si ritrova mai a cena con Berlusconi. Ma soprattutto, Tolkien non era un fascista, e men che meno un nazista, come si incarica di ricordarci Wu Ming 4 nel recente “Difendere la Terra di Mezzo” (Odoya 2013), già citato nei giorni scorsi sulle colonne de Il Fatto Quotidiano. Certo, Tolkien era un conservatore, cattolico fervente, docente a Oxford e filologo esperto di mitologia nordica. Ma quando nel 1938, in pieno regime nazista, un editore tedesco si fece avanti per chiedere i diritti di traduzione del libro “Lo Hobbit“, antesignano di “Il Signore degli Anelli” che vedrà la luce tra il 1954 e il 1955, la risposta dello scrittore fu tranciante. La lettera è riportata integralmente nel libro di Wu Ming 4. All’editore che gli chiedeva sostanzialmente credenziali “ariane”, Tolkien rispondeva da par suo:

“Non sono di origine ariana, cioè indo-ariana: per quanto ne so, nessuno dei miei antenati parlava indostano, persiano, gitano o altri dialetti derivati (…). Ma se Voi volevate scoprire se sono di origine ebrea, posso solo rispondere che purtroppo non sembra che tra i miei antenati ci siano membri di quel popolo così dotato”.

Per non parlare poi dell’eroe Frodo, l’opposto del superuomo nazi-fascista, e non solo perché fisicamente poco dotato. Tolkien lavorò a “Il Signore degli Anelli” in un lungo periodo di tempo che va da dopo la fine della prima guerra mondiale (alla quale partecipò come soldato britannico) a dopo la fine della seconda. Nota ancora Wu Ming 4 che, essendo venuto in possesso dell’arma finale – l’anello, appunto – Frodo resiste alla terribile tentazione di usarla, sia pure per la buona causa di sconfiggere il Male assoluto. E alla fine, a prezzo di indicibili rischi e sofferenze, la vaporizza nel Monte Fato (“Seguì un boato ed un immenso tumulto…”). Una scelta che lo allontana irrimediabilmente da Hitler e lo avvicina, se proprio fossero necessari paragoni, a una via di mezzo tra Einstein e Gino Strada.

In conclusione, in omaggio al filologo Tolkien, lasciamo descrivere il Mondo di mezzo ai magistrati che lo hanno scoperto: “Mafia capitale è una sorta di fiume carsico, che origina nella terra di mezzo, luogo nel quale costruisce la sua ragion d’essere e dal quale trae la sua forza, che emerge in larghi tratti del mondo di sopra, inquinandolo, per poi reimmergersi”.