Quelli del Burkina Faso hanno rovesciato una dittatura lunga trent’anni. Erano a migliaia sulle strade della capitale del paese che li tradiva da due generazioni. Erano realisti perché chiedevano l’impossibile: scuole, medicine, formazione professionale e lavoro. Domandavano strade asfaltate per camminare più lontano. Si sono scrollati di dosso il timore che aveva paralizzato i loro padri. Giovani si diventa di colpo. Col passare della paura e degli anni. Sapevano di non aver più niente da perdere a parte la vita. E infatti trenta di loro sono caduti davanti agli altri. Li hanno seppelliti più tardi con gli onori del martirio. La democrazia non l’ha mai regalata nessuno. Neppure in Africa dove la storia si è divertita a tracciare disuguaglianze. E neppure si può esportare con le guerre e gli aiuti umanitari. Hanno dato una lezione a tutti quelli capaci di intenderla. Tanto che persino i giovani di Niamey hanno pensato di raccontarla a modo loro.

BURKINA FASO-OUAGADOUGOU-DAILY LIFE

In fondo sono loro la maggioranza non ascoltata del paese. Il Niger conta oltre 18 milioni di cittadini. Su cento abitanti 59 hanno meno di 18 anni. E nel mondo sono un miliardo e 800 milioni. Giovani che nascono e crescono nel Sud del mondo. Nel nostro pianeta sono nove su dieci. Da allora il futuro si declina ai margini. Sono loro che si muovono, passano, trasgrediscono, occupano. La lotta di classe non è finita. Ha solo cambiato di colore e di linguaggio. Modificare le costituzioni ne è un’applicazione tra le altre. La Guinea, il Tchad, il Togo, la Mauritania, l’Uganda e il Camerun ne sono non ultimi esempi. I giovani da questi processi sono esclusi, comprati, avviliti e svenduti. E poi prendono coraggio e incoscienza. Vanno sulle strade che il potere politico ha confiscato. Come nel Burkina saccheggiano chi ha rubato per trent’anni. Al fratello del presidente in esilio nel Marocco non è rimasto nulla di quanto accumulato. I giovani di Niamey si sono ripresi la parola.

Per questo si sono accampati a novembre nello spazio Franz Fanon di ‘Alternative’. Fanon aveva scritto sui ‘dannati della terra’ e guardava al colonialismo. Quello che penetra nelle ossa e nello sguardo. Quello che si interiorizza e si riproduce. Ti fa sentire un oggetto vendibile di classe inferiore. Il razzismo è la lotta di classe dell’altro colore che poi diventa etnia da studiare. Hanno riconosciuto, denunciato e proclamato la fine di un mondo. Accusano il mercantilismo della vita democratica, il nepotismo, lo spirito di clan, il favoritismo, la corruzione, l’arricchimento illecito e il clientelismo. Lanciano un vibrante appello ai giovani per una mobilitazione giovanile civica. Lottano perché si affermi la sovranità politica ed economica del Paese. Perché si creino le condizioni di una democrazia che garantisca la giustizia sociale nel benessere individuale e collettivo. La partecipazione politica è un diritto. I giovani di Niamey devono essere vigilanti.

Altrove invece la Costituzione era fondata sul lavoro. Si svendono i beni pubblici che del lavoro sono il frutto. Invece della guerra si osa ripudiare la pace come stile di vita politica. Lo statuto dei lavoratori è mandato al macero. Chi si azzarda a rimuovere ciò che ostacola l’uguaglianza di opportunità tra i cittadini è dismesso come fondamentalista. Di contro a Niamey i giovani sono incoraggiati a implicarsi nel controllo delle politiche pubbliche. Sono invitati a restare vigilanti contro tutte le forme di manipolazione, di divisione, di compravendita di coscienze da qualunque parte esse vengano. Sono spinti alla creazione di un luogo permanente di scambio su tematiche inerenti alla loro vita pubblica. Sono incoraggiati a organizzarsi preparandosi alle prossime scadenze elettorali. Constatano che, pur essendo il settanta per cento della popolazione, continuano ad essere esclusi dalla vita pubblica. Sono stanchi di essere carne da macello per le elezioni.

In un recente rapporto delle Nazioni Unite si dice che i giovani nel mondo sono un miliardo e ottocento milioni. Gli adolescenti sono 600 milioni. Di questi circa sei sono giovani nigerini. In Niger la speranza di vita è di 58 anni. Se chi scrive fosse rispettoso delle statistiche proprio oggi sarebbe morto da quattro anni. I giovani di Niamey hanno scommesso di trasformare l’avvenire.