Ogni volta che si parla di un delitto che riguarda i bambini i media recitano il solito copione, un po’ fascista, che richiama a Girolimoni, il mostro in prima pagina, la ricerca di dettagli morbosi per soddisfare le folle che hanno bisogno di sangue e persone da linciare, la descrizione di impressioni, illazioni, formulate sulla pelle di qualcun@ che viene processat@ e condannat@ sui media prima che in tribunale. Capita che i media, a volte, si sostituiscano del tutto alle polizie e ai tribunali. Mettono alla gogna qualcuno per sentito dire, senza che vi sia un’indagine a suo carico, un sospetto, qualcosa che possa dimostrare la loro tesi. Così superano abbondantemente la soglia del rispetto per la privacy degli individui e fanno di tutto pur di avallare una sintesi che sia buona per mantenere alta l’attenzione, per sollecitare il pubblico a prendere i forconi e preparare la corda per l’impiccagione e in questa corsa a chi fa più sensazione ci va di mezzo chiunque: parenti, amici, madri, padri, uomini, donne, figli. Famiglie intere sono devastate dal passaggio dei media gossippari sempre più prossimi alla spettacolarizzazione di qualunque delitto per scopi che non hanno nulla di nobile.

Così puoi vedere frotte di giornalisti, se così si possono chiamare, che restano parcheggiati nel paesino degli “orrori”, alla ricerca di un qualunque pettegolezzo e potrei giurare che nel caso di Santa Croce Camerina stanno trascorrendo un sacco di tempo a mangiare brioche con la granita, scacce e impanate ripiene di ricotta e spinaci, cipolla e sugo, salsiccia e formaggio, e poi ad osservare l’immobilità soleggiata dei pomeriggi in cui la gente va a fare la pennichella, così come si fa in ogni luogo latino dove al sole e alla buona tavola pone rimedio la siesta pomeridiana. Immagino questi giornalisti a tentare di reperire notizie dove notizie non ce ne sono e così c’è chi ipotizza tesi sociologiche a partire dall’abitudine dei vecchi seduti su una panchina e dal loro abbigliamento. C’è chi ne fa una questione etnica, come se al nord i bambini non fossero uccisi, purtroppo, tanto quanto al sud. C’è chi ne fa una questione di statistiche e percentuali: se ad uccidere i bambini di solito solo xy persone, quest’altro bambino allora sarà stato ucciso da lei.

loris stival 675

La madre del bambino risponde e si ribella e giusto per rincarare la dose i media parlano di dettagli della sua esistenza che dovrebbero essere vincolati da segreto professionale e di cui noi, in effetti, comunque non sappiamo niente.

Io non so com’è andata. Quello che so è che i delitti tirano. Donne, bambini, suscitano molto interesse, più di quel che succede a Roma a proposito di corruzione, tangenti, criminali fascisti, politici collusi, appalti, lucro sugli immigrati e sulle abitazioni, e così  via.

Mi chiedo: perché mai, in molti media, la faccenda romana, che svelerebbe tantissimi aspetti della nostra politica italiana, viene già posta in secondo in piano e troviamo come prima notizia le illazioni e la gogna su un o una presunt@ colpevole qualunque? Mentre lasciamo fare ai magistrati il proprio lavoro, facciamo che ci raccontate di più di quel che succede a Roma?