Legalità è una di quelle parole a doppio taglio, che, come ti distrai, si fanno scivolose, ti sfuggono di mano e alla fine ti fanno dire cose diverse da quelle che volevi dire, o anche ti fanno dire quello che volevi davvero dire, mascherato da qualcos’altro…

La legalità è qualcosa che va difesa ad ogni costo, sempre? Dipende. Difendere la legalità, non significa sempre difendere ciò che chiamiamo giustizia e neanche quelli che ci ostiniamo a chiamare diritti.

Durante il fascismo difendere la legalità aveva certamente un significato inquietante, mentre difenderla oggi – poniamo – per opporsi alle mafie è certamente difendere anche la giustizia. Ma un tribunale della Repubblica, nonostante l’accorata difesa di uno dei padri della nostra Costituzione, Calamandrei, condannò Danilo Dolci per aver indotto i lavoratori di Partinico a praticare lo “sciopero al contrario”: poiché mancavano le strade, quei lavoratori disoccupati, senza chiedere permesso, illegalmente, si misero a costruirle e a riattare quelle che c’erano. Ma Dolci era “illegale”.

Che cosa buffa questa legalità, non trovate? Chi sa a che legalità si riferiva la dirigente del Liceo Tasso di Roma, tanto offesa dalle dichiarazioni del sottosegretario all’Istruzione Faraone, il quale – per una volta tanto – aveva provato a spezzare una lancia a favore degli studenti che hanno occupato quel liceo – e tanti altri in giro per l’Italia – per opporsi alle politiche scolastiche del governo Renzi.

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È scandalizzata, la dirigente, perché, mentre lei s’impegnava a scoraggiare i suoi studenti dall’occupare l’istituto, poiché sarebbe stata un’azione illegale, insieme ai suoi insegnanti e a una parte dei genitori, il sottosegretario è intervenuto a far notare che non c’era poi da farne un dramma se degli studenti occupano una scuola, che son cose che capitano in paesi a democrazia avanzata e che possono addirittura risultare esperienze”formative”.

Apriti cielo: ecco la dirigente che, per protesta, occupa anche lei. Occupa il suolo pubblico di Viale Trastevere, indicendo un sit-in davanti al Ministero, sempre insieme a insegnanti e genitori.”In un Paese che soffre un deficit di legalità, in un periodo come questo, la presa di posizione del sottosegretario Faraone è stata francamente troppo”.

Avrà chiesto l’autorizzazione alla Questura per l’occupazione di suolo pubblico, o i dirigenti ne sono legalmente esentati? Eppure, sit-in o non sit-in, se ne faccia una ragione la solerte dirigente Terrinoni – ed anche i suoi sodali- il sottosegretario ha ragioni da vendere quando sostiene che le occupazioni – quando nate per importanti e giusti motivi – sono “esperienze di grande partecipazione democratica”. Accade che si occupi, in democrazia e dove la democrazia non c’è: accade che, per affermare idee ed obiettivi che si pensano giusti, si occupino scuole, fabbriche, strade, ospedali, terre, edifici abbandonati. Dov’è lo scandalo?

Senza occupazioni, in Italia, non ci sarebbe democrazia: né scolastica, né sociale, né sui luoghi di lavoro, né nella divisione della proprietà. Sono azioni, certo radicali, ma non violente, che da sempre accompagnano il cammino di ogni nuova conquista nel campo dei diritti. Potrei fare elenchi lunghissimi. Potrebbe farli certamente anche il Sottosegretario Faraone, che è, peraltro, membro di un governo che non riscuote certo le mie simpatie, meno che mai per le sue politiche scolastiche dissennate e retoricissime, ma che, per una volta tanto, ha detto la cosa giusta al momento giusto.

Stupisce, piuttosto, che la dirigente non abbia trovato modo, tra un sit-in e l’altro, di pronunciare una sola parola per condannare l’aggressione neo-fascista di pochi giorni fa ai danni di uno degli studenti del Tasso. Eppure è la dirigente di una scuola pubblica, che avrebbe tra i suoi compiti non solo quello di protestare perché la sua scuola è occupata, ma anche quello di difendere  i suoi studenti. Ma evidentemente io e la dirigente Terrinoni non condividiamo la stessa scala di valori: per lei  la cosa più importante è il regolare svolgimento delle lezioni.

Come si sarebbe detto un tempo: qui non si fa politica, qui si lavora. Ma in questo, se non con il sottosegretario, la prof. Terrinoni è certamente d’accordo con il presidente del Consiglio.