Renzi. È il primo che dovrebbe rammaricarsi della crisi di Grillo. Senza il successo M5S alle elezioni del 2013, Renzi sarebbe ancora sindaco di Firenze, mentre il Pd lentamente lo logora. E noi avremmo un governo Bersani, magari con D’Alema agli Esteri. Ma anche noi cittadini, e non parliamo di chi ha votato Cinque Stelle, dovremmo chiederci cosa sarebbe stato dell’Italia senza il Movimento. Tanto per dire, Berlusconi sarebbe protagonista indisturbato della scena politica. Magari graziato da Napolitano.   

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Ma anche il Parlamento, di ogni colore, dovrebbe preoccuparsi. Sì, quelle aule dove i Cinque Stelle hanno difeso la Costituzione; dove, in un silenzio di tomba, hanno parlato di evasione, di corruzione, di indennità di deputati e senatori. Ancora: finalmente qualcuno ha vigilato davvero su sprechi e lottizzazioni Rai, sulla lobby delle slot machine, sulle grandi opere. Qualcuno ha parlato di nuovo di ambiente, quella parola che la sinistra – dopo essersi liberata di figure come Angelo Bonelli e Roberto Della Seta – sembra aver archiviato definitivamente.   

E che dire del tentativo, magari inconcludente, di mettere in discussione lo strapotere della finanza e dei signori delle banche che addirittura erano entrati nel governo Monti e sono sponsor di Renzi? No, non vogliamo dire però che Grillo e i suoi abbiano svolto al meglio il loro compito e siano esenti da colpe. Anzi, l’esatto contrario. Stanno venendo meno agli impegni presi e al compito essenziale che devono svolgere. I loro vertici per non essere messi in ombra hanno selezionato una classe dirigente spesso mediocre. Hanno abbandonato quello slancio verso il futuro, quel senso di speranza che pareva contraddistinguerli, per mettere a tacere dissidi interni e correre dietro alla Lega affrontando grossolanamente la questione immigrati. Per timore di diventare ideologico, il M5S e chi lo guida ha finito per trascurare la dimensione ideale che un movimento deve avere. Proporre un progetto politico significa elaborare una visione del mondo, della vita, perfino. E non si può piacere a tutti, agli amici di Casa Pound e a chi chiede solidarietà e tolleranza. Prima o poi bisogna scegliere.   

Con tutti i suoi limiti, il M5S ha fatto solo quello che doveva fare: l’opposizione. Che garantisce i cittadini ed è stimolo per i partiti di governo, soprattutto se raccolgono il 40% dei voti e si alleano con gli avversari di centrodestra. Non sarà la Lega a sostituire il Movimento. Perché la Lega – non a caso trattata con più benevolenza da partiti e stampa amica – da anni è partito di potere (e di scandali). Per questi motivi tutti dovrebbero augurarsi che il M5S non sparisca. E gli elettori del Movimento dovrebbero biasimare chi rischia di cacciare al vento le loro speranze.

Il Fatto Quotidiano, 1 dicembre 2014