Rocinha, Parada de Lucas, Santa Marta, Complexo do Alemão, Mangueira, Rio das Pedras… Queste sono solo alcune delle decine di favelas cresciute in quasi un secolo soltanto sulle colline di Rio de Janeiro. Gli slum, le baraccopoli, gli agglomerati di case fatiscenti costruite sui terreni franosi della costa brasiliana si sono sviluppate anche, tra gli altri, a Salvador, Belem, Recife, Belo Horizonte, San Paolo. Una stima a spanne e per ampio difetto segnala oltre 12 milioni di abitanti. Ed è da qui che parte la storia del film Trash, diretto da Stephen Daldry, vincitore del premio del pubblico come miglior film al Festival di Roma in questi giorni in sala, con tre ragazzini delle favelas protagonisti di una avventurosa storia di riscatto ed emancipazione sociale.

Programmi governativi di riforme economiche strutturali come i Pac, poi con altri programma mirati per riqualificare favelas e disagio urbano 

Come è da qui che il Brasile è rinato oramai dodici anni fa con la presidenza Lula prima, Dilma Rousseff poi, applicando una serie di programmi governativi di riforme economiche strutturali come i Pac, poi con altri programma mirati – Fame Zero e Borsa Famiglia – per riqualificare favelas e disagio urbano, il dramma sanitario e della fame, il reinserimento nel mercato del lavoro e soprattutto la lotta all’endemica violenza e corruzione sia tra gang e forze dell’ordine, sia all’interno della polizia stessa. “Oramai Lula e il Partito dei Lavoratori sono in carica da quattro mandati, da circa 12 anni, con l’obiettivo principale di eliminare la povertà e ridurre il disagio urbano”, spiega al fattoquotidiano.it Paolo Magri, Direttore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano, “nel primo mandato Lula attua il programma Fame Zero senza ottenere molti risultati concreti, ma con il secondo mandato e con l’avvio di Borsa Famiglia, che va a rinforzare la precedente iniziativa governativa, si costituiscono fondi per garantire un reddito minimo per far uscire fuori dalla povertà assoluta famiglie che vivevano con meno di un dollaro al giorno. Tra il 2003 e il 2010 in Brasile viene ricostruito un ceto medio, pur tra diversi problemi è un dato di fatto, proprio mentre in Europa e Stati Uniti il ceto medio arranca. È comunque da questo disagio rispetto alla non completezza delle riforme che avvengono le proteste durante i Mondiali di Calcio 2014”.

Alle politiche per eradicare miseria e fame a partire dal 2008, quando l’attuale presidente Rousseff era ministro della Casa Civil, si aggiunge la legge che istituisce le Unità di Polizia di Pacificazione di Rio de Janeiro (UPP) – 38 unità per oltre 10mila uomini tra polizia federale ed esercito – con lo scopo di “bonificare” le favelas dal controllo dei trafficanti di droga e anche dalla corruzione all’interno della polizia locale: “Il programma prevedeva una conquista militare del territorio poi l’applicazione di servizi sociali per supportarne la trasformazione”, continua Magri, “Anche qui le critiche hanno puntato soprattutto sulle difficoltà non tanto dell’intervento militare che è riuscito, ma sulla seconda parte dei servizi sociali riuscita molto meno. Ora la sfida è far continuare la presenza dello stato nelle zone pacificate. Anche se alle ultime presidenziali vinte dalla Rousseff il tema della violenza nelle favelas non è stato mai al centro del dibattito”.

Gianni Minà: “Con Lula e Rousseff il Brasile ha cambiato pelle, venti anni fa c’era ancora una dittatura militare assassina” 

“Con Lula e Rousseff il Brasile ha cambiato pelle, venti anni fa c’era ancora una dittatura militare assassina”, spiega al fattoquotidiano.it Gianni Minà, giornalista ed esperto dei paesi latino americani, “cerchiamo di non fare il solito gioco di delegittimazione del governo brasiliano che favorisce gli Stati Uniti, quello della critica alle riforme perché non riuscite del tutto. Pensiamo solo che negli Stati Unit la polizia bianca ammazza i neri senza ragione e mi si critica la violenza nelle favelas?”. “Il piano del discorso è un altro”, continua Minà, “il Brasile è la quinta potenza economica del mondo ed è leader nell’estrazione sottomarina di petrolio, tecnologia che gli Stati Uniti non hanno. In questo momento è in corso una guerra fredda tra i due paesi che i media italiani ignorano. E poi mentre Europa e Usa sono in crisi, i paesi dell’America Latina hanno eletto governi di riscatto che hanno scritto costituzioni modernissime dove solo per dirne una, chi violenta la natura è parificato nel danno a chi arreca violenza ad un essere umano”.

Altro elemento dirimente nel racconto del presente brasiliano delle favelas è, infine, la rappresentazione cinematografica che se n’è data con film del recente passato come City of god di Fernando Meirelles – ambientato nella favela omonima di Rio – o Tropa de elite di José Padilha – Orso d’oro a Berlino, campione d’incassi in patria, incentrato sulla corruzione della polizia nelle favelas: “Il film di Padilha è fin troppo spettacolare, una specie di videogioco”, aggiunge Magri, “se però questo permette di focalizzare l’attenzione sul problema, come dire, ben venga”. “A questi titoli per raccontare il presente brasiliano preferisco Central do Brasil di Walter Salles, lontano degli stereotipi folkloristici del carnevale e della violenza metropolitana”.

ilfattoquotidiano.it in collaborazione con Universal Pictures