Per mezzo secolo, nella Siria del partito Ba’th e degli Asad, la vita scolastica è stata scandita, dalle elementari all’università, dai giuramenti di fedeltà eterna al presidente e alla missione eterna del partito al potere. L’indottrinamento dei giovani, fin dall’infanzia, è da sempre uno degli ingredienti principali di ogni totalitarismo. Questa pratica serve a cancellare l’individuo e a costruire la massa, quella che osannerà il Leader – il Dio in terra.

In Siria, come negli altri paesi schiavizzati dal totalitarismo, l’unico individuo, costantemente presente sotto forma di ritratto o di statua, è stato il padre della patria, Asad. La Storia prima di lui non esiste, è cancellata. Così, accade che molti giovani siriani, perfino quelli che hanno frequentato l’università, non sappiano cos’era la Siria prima di Hafez al Asad.

Quei giovani che lo osannano, anche qui in Italia, credono che la convivialità fra le fedi sia stata creata, magicamente, al suo avvento al potere e che prima di Lui la Siria fosse un paese confinato in un oblio di massacri confessionali. Che Fares Khoury, cristiano, sia stato primo ministro della Siria, dal 1954 al 1955, è qualcosa che è stato volutamente dimenticato, cancellato insieme allo studio a scuola della Storia contemporanea.

Se si ricordasse che un siriano – cristiano è stato eletto, democraticamente, capo del governo in una nazione che, allora come oggi, era a maggioranza sunnita, ciò non significherebbe riconoscere che la convivialità fra i siriani non è stata portata dagli Asad ma era qualcosa di preesistente e che, anzi, è stata sgretolata dalla confessionalizzazione – voluta dal regime –della società?

Il silenzio e il tumultoNihad Sirees, scrittore siriano, fuggito dalla Siria nel 2012, racconta nel suo libro, “Il silenzio e il tumulto” – pubblicato dalla casa editrice Il Sirente e tradotto da Federica Pistono (traduttrice di un altro libro fondamentale per comprendere la Siria contemporanea, “La conchiglia” di Mustafa Khalifa, ed Castelvecchi) –, la storia di Fathi Shin, alter ego di Nihad.

Fathi, scrittore osteggiato dal regime e dal Leader della nazione (Sirees non dirà mai il nome del Paese nel quale si svolge la vicenda, a causa degli ovvi rischi – censura e arresto), uscendo di casa si trova coinvolto nelle celebrazioni dei vent’anni dalla presa del potere del Presidente. Una folla oceanica, chiassosa, imperversa per le strade della città alzando al cielo migliaia di ritratti del Leader, quasi fosse un Dio in terra. Ed è proprio sulla divinazione che Fathi si sofferma, in uno dei passaggi chiave del libro:

Noi siamo schiavi per colpa nostra. La prova è quello che è appena accaduto sulla piazza, davanti al grande albergo, quando il Leader ha giocato con i sentimenti dei suoi sudditi – i suoi schiavi –, spingendosi al punto di inviare la sua uniforme militare e le sue medaglie semplicemente per farli impazzire all’idea di toccarle. Quello che vuole, è che il suo popolo sogni di indossare l’uniforme e di morire per lui…”.

Non è forse quello che accade oggi in Siria? Non ci sono decine di migliaia di giovani morti per un presidente, Bashar al Asad, che non conosce, perché non gli interessa, i nomi e le storie dei suoi sudditi – schiavi. Quanti, fra i siriani qui in Italia, sono scesi nelle piazze gridando “Dio, Siria e Bashar”, credendo che quell’uomo, Bashar al Asad, sia insostituibile e che abbia perfino poteri paranormali. Quanti altri hanno intonato slogan come: “Con l’anima e con il sangue difenderemo Bashar”. Per questi siriani, cristiani o musulmani, non c’è altro Dio all’infuori di Asad.

Diventa quindi fondamentale leggere Nihad Sirees, perché ci racconta la Siria dei siriani, quella in cui l’individuo non esiste. Il suo libro ha il pregio di denunciare parte della società siriana che ha accettato di scendere a compromessi con il potere, in cambio di benefit che il regime ha elargito ad alcuni. Per Sirees sta ai siriani, e agli arabi in generale, riuscire a liberarsi dal Presidente-Dio e esprimersi, costruendo una società della partecipazione nella quale l’individuo riprenda il suo valore originale.