Su 14 dei 28 finiti in carcere nell’ambito dell’inchiesta su Mafia Capitale, l’organizzazione svelata dall’inchiesta del Ros che ha portato a 37 arresti e all’iscrizione nel registro degli indagati di 100 persone tra cui l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, solo uno, l’ex ad di Ama Franco Panzironi, ha risposto alle domande del gip Flavia Costantini, respingendo le accuse e fornendo una versione dei fatti ritenuta dagli inquirenti per niente convincente. Tutti gli altri, a cominciare da Massimo Carminati, l’ex Nar ed ex Banda della Magliana considerato il vertice della banda, ed anche Luca Odevaine, già membro del Tavolo di coordinamento nazionale sull’immigrazione, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere in sede di interrogatorio di garanzia.

Ad avvalersi della facoltà di non rispondere oggi sono stati anche Roberto Lapoco, il padre Giovanni, Riccardo Brugia, Fabrizio Franco Testa, Matteo Calvio, Agostino Gaglianone, Raffaele Bracci, Salvatore Buzzi, Giuseppe Ietto, Fabio Gaudenzi e Carlo Pucci. Un altro destinatario di ordinanza di custodia in carcere Giovanni De Carlo, legato a Carminati, è tuttora irreperibile.

Panzironi, assistito dall’avvocato Pasquale Bartolo, ha negato di essere stato nel libro paga del presunto clan mafioso giudicando “un fatto normale” i finanziamenti sospetti ricevuti dalla Fondazione Nuova Italia, il cui presidente è Gianni Alemanno. Secondo la procura, quel denaro sarebbe riconducibile alla cupola affaristica gestita da Carminati. Giovedì gli interrogatori di garanzia di altri 14 detenuti in carcere, mentre gli otto ai domiciliari saranno sentiti entro la fine della settimana.