All’alba di questa mattina, poco prima delle 6, ha caricato gli ultimi scatoloni su un camion diretto a Montenero di Bisaccia (Campobasso). Roma, via Santa Maria in Via, dove si trova la sede nazionale di Italia dei Valori. In silenzio, lontano da occhi indiscreti – “non per nascondermi, ma essendo in centro, la sede del partito, il camion non può entrare dopo le sette” – l’ex leader Antonio Di Pietro chiude un capitolo della sua vita politica, lasciando per sempre le tracce dal partito che lui stesso fondò nel lontano 1998, l’Italia dei Valori. “Finisce un’epoca e ne comincia un’altra. La vita è bella perché è fatta di tanti periodi”, sono le prime parole di Di Pietro, ai microfoni de ilfattoquotidiano.it. Scorrono i titoli di coda degli ultimi venti anni nella mente dell’ex pm di Mani Pulite. A tratti, durante il colloquio telefonico con ilfattoquotidiano.it, appare commosso, affranto e un po’ nostalgico. Nostalgico di quel 21 marzo del 1998 quando a San Sepolcro 250 persone tra parlamentari e cittadini si impegnarono a dar vita e corpo al progetto di Italia dei Valori. Negli anni della Seconda Repubblica la figura dell’ex pm di Mani pulite è centrale nel panorama politico italiano. Due volte ministro, senatore, deputato, europarlamentare. Di Pietro rappresenta l’opposizione dura e pura al berlusconismo dilagante. Memorabili le battaglie referendarie per l’abrogazione del lodo Alfano, e poi ancora quelle sull’acqua e sul nucleare. Nel segno dell’antiberlusconismo l’Idv di Di Pietro pungola anche quel partito democratico con cui stipula una forte alleanza sfociata nella foto di Vasto dell’estate del 2010, con Pier Luigi Bersani e Nichi Vendola. Alla fine, però, la dura opposizione non paga. Alle politiche del 2013 decide di rinunciare a presentarsi con il suo partito per appoggiare la lista Rivoluzione Civile, guidata dall’ex magistrato di Palermo Antonio Ingroia. Scelta nefasta per chi, come Nello Formisano mise ai verbale che “la colpa più grande di Di Pietro è stata quella di appoggiare alle ultime elezioni Ingroia”. La disfatta elettorale si accompagna agli scandali relativi ai soldi dell’Idv, agli indagati del partito, fino alle spese pazze in regione Lombardia. Episodi che segnano la fine di un’epoca, ma non la conclusione dell’esperienza politica di Di Pietro. “Voglio tornare a fare politica con lo spirito iniziale”, confessa. Spirito iniziale che si traduce in una agenda fitta, pieni di incontri. E “da subito in un comitato per il no sul ddl costituzionale”. Del resto, aggiunge, “se io oggi dovessi far parte di un partito che appoggia quelle riforme mi troverei in difficoltà“. Lascia per sempre il partito da lui fondato “per la deriva renzusconiana. In questo momento non mi trovo nella complessiva, e, soprattutto in quel partito unico che è il Renzusconi”. Però, il tipo è tosto, non demorde affatto: “Nella mia vita ho cambiato diverse volte. Ho fatto l’emigrante, ho lavorato al ministero della Difesa, ho fatto il magistrato, il ministro, il parlamentare, l’europarlamentare. Ogni volta lo vivo – conclude – non come un rammarico che non c’è ma come una nuova alba di un giorno che sta per arrivare”  di Giuseppe A. Falci e Eleonora Lavaggi, montaggio Gisella Ruccia