Neve, alberi e cavalli. Una banda di giovinastri a volto coperto e armati di spade assaltano un convoglio di carrozze mentre una voce racconta che “c’è stato un tempo in cui l’inverno sembrava non finire mai e il vento dell’odio bruciava le nostre terre, due famiglie si combattevano da tempo, i Montecchi e i Capuleti”. In una di quelle carrozze c’è infatti Giulietta con la sua balia e quando uno degli assalitori cerca di tirarle giù che pare le piacciano entrambe, interviene Romeo a fermarlo, ma lei non sa ancora chi è lui e del resto lui s’innamora non sapendo ancora chi è lei.

Certo così non li abbiamo mai visti i due giovani e sfortunati amanti raccontati da William Shakespeare sul finire del 1500, protagonisti in tutti questi anni di innumerevoli versioni e rivisitazioni, teatrali, musicali e cinematografiche, finiti pure nei fumetti e nei videogiochi, ed ora in TV con una miniserie in due puntate, Romeo e Giulietta appunto, in onda il 3 e il 5 dicembre in prima serata su Canale 5, una coproduzione Rti-Lux Vide-Telecinco Cinema e Betafilm che certo di libertà sull’opera originale se ne è prese parecchie.

Tanto per cominciare Giulietta non è proprio una bambina: nella fiction non se ne parla ma ce li ha tutti i 28 anni di Alessandra Mastronardi “cresciuta con la versione di Baz Luhrmann – dice l’attrice napoletana – ma poi in fondo che ne sapete che faccia avevano le quattordicenni nel Medio Evo?” In effetti… E poi l’importante è il messaggio perché “il dialogo tra genitori e figli mancava prima, manca adesso e mancherà sempre se non ci si ferma ad ascoltarci” aggiunge. Neanche Romeo è proprio un ragazzino visto che anche lo spagnolo Martiño Rivas è prossimo alla trentina. A guadagnarci è invece la balia, in origine grassa, vecchia e senza denti ma “quelli non me li sono fatti levare” dice Elena Sofia Ricci, una grande nostalgia per il teatro classico che cerca di colmare con questo Shakespeare televisivo tra solette riscaldanti nelle scarpe e una camicia da notte d’epoca andata a fuoco sul set perché “mi sono avvicinata troppo a una stufa che una stufa non sembrava” racconta.

Del resto il freddo a febbraio lassù, tra i castelli di pietra del Trentino Alto Adige, si faceva sentire. Già, perché è lì che siamo, dove “la neve aumenta i contrasti tra i sentimenti – dice il regista Riccardo Donna – e non mi sento di aver tradito Shakespeare tornando al Medio Evo” ribadisce, ricordando che lo stesso drammaturgo inglese si ispirò a una novella medievale. Nella città scaligera però non l’hanno presa bene, ma “non è una storia vera, Shakespeare ha solo immaginato che succedesse a Verona – ribatte Luca Bernabei – noi invece volevamo il Medio Evo e in Trentino lo abbiamo trovato. E sì che la Trentino Film Commission ci ha aiutati – ribadisce – del resto senza contributi oggi non si riesce a farlo questo mestiere”.

Oltre alla delocalizzazione dei due amanti, rispetto alla tragedia originale la fiction allarga lo sguardo ai singoli personaggi dando maggior spessore alla loro storia, come alla balia che racconta come non si sia mai sposata in seguito a una delusione d’amore, fino ad inventarne di nuovi, come la sorella maggiore di Giulietta, Ursula, innamorata del conte Paride che però prima si fidanza con lei ma poi preferisce Giulietta, così lei si innervosisce un po’ anche se la sorellina le assicura che “i sogni si realizzano”, che detto da lei non suona troppo bene. Il padre però, che è praticamente in bancarotta, le impone di sposare Paride ma lei non ha alcuna intenzione di farlo. E chissà mai come andrà a finire.