Nei giorni scorsi all’interno della legge di stabilità, è stato presentato dal governo in commissione bilancio alla Camera un emendamento che prevede l’introduzione, entro aprile 2015, di una “cabina di regia” con l’obiettivo di accentrare i poteri in materia di fondi europei al governo, nonché con il compito di coordinamento e controllo della spesa dei fondi al fine di evitare il ripetersi dell’esperienza negativa della precedente programmazione 2007-2013.

In base a questo emendamento è stabilito che la dotazione finanziaria del Fsc “è impiegata per obiettivi strategici relativi ad aree tematiche nazionali”. Allo scopo, entro il 31 marzo 2015 il governo in collaborazione con le amministrazioni interessate e sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome, dovrà individuare le aree tematiche nazionali e gli obiettivi strategici per ciascuna area.

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L’emendamento prevede poi che il Cipe entro aprile 2015 approvi una delibera nella quale sarà fissata la ripartizione della dotazione finanziaria del Fsc (Fondo sviluppo e coesione) iscritta in bilancio tra le diverse aree tematiche nazionali (l’80% al Sud).

In contemporanea, con un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, verrà istituita una cabina di regia; questo nuovo Organismo, composto da rappresentanti delle amministrazioni e delle Regioni, definirà i “piani operativi” per ogni area tematica, con l’indicazione di risultati attesi, azioni, singoli interventi necessari e relativa stima finanziaria.
Compito importante della “cabina di regia” non sarà solo quello di definire e coordinare i piani operativi, ma anche quello di monitorare lo stato di attuazione degli interventi negli anni. In caso di impossibilità sopravvenute o di mancato rispetto dei tempi o inadempienze varie, sarà possibile per il governo proporre al Cipe una diversa ripartizione della dotazione tra le aree tematiche nazionali, la rimodulazione delle quote annuali di spesa per ciascuna area e la revoca di assegnazioni.

In altri termini le Regioni che non riusciranno a spendere i fondi stanziati potranno essere sanzionate e gli stessi potranno essere dirottati dal governo per altri scopi. Entro il 10 settembre di ogni anno, sarà presentata al Cipe una relazione sullo stato di avanzamento degli interventi della programmazione 2014-2020.

La novità introdotta con questo emendamento in realtà ricalca una linea operativa già adottata dall’esecutivo in questi mesi; infatti nella stessa legge di stabilità, all’articolo 12, il governo, per favorire le imprese che assumono con contratto a tempo indeterminato, ha prospettato la riallocazione dei 3 miliardi e mezzo di euro del Piano di azione e coesione (Pac), fondi che erano stati riprogrammati dall’ex ministro, Fabrizio Barca, ed assegnati alle Regioni ad Obiettivo Convergenza (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia), per gli impianti sportivi, per la riqualificazione dei centri storici e, soprattutto, per le politiche sociali.

La stessa “regia” ricordo ha deciso anche una riduzione del co-finanziamenti nazionale dal 50% al 25% di tre regioni meridionali (Campania, Calabria e Sicilia) per i prossimi sette anni di programmazione europea e quindi un taglio di circa 11 miliardi che verranno utilizzati per altri obiettivi.

Questo taglio dei trasferimenti prospettato dallo Stato nell’ottica di gestire al meglio le risorse previste per il 2014-2020 e di raccordare programmi nazionali e regionali, in realtà si traduce in un ulteriore decurtazione per le Regioni ed i Comuni del Meridione, già fortemente penalizzati.

Un’analogo organismo nazionale di indirizzo, di monitoraggio e di verifica sull’uso dei fondi europei già fu introdotto con un decreto legge del 2013 dal governo Letta su proposta dei ministri Barca e Trigilia, si parla dell’Agenzia per la coesione territoriale, un’organismo fantasma che a tutt’oggi non è ancora operativo, nonostante la nomina di una direttrice e di tecnici altamente qualificati.

Già allora molti esponenti politici e tecnici si mostrarono scettici sull’efficacia di quest’organismo, sostenendo che fosse il classico carrozzone politico, che anziché far lavorare strutture centrali e locali in un quadro strategico unico in realtà mirava solo a rastrellare dai salvadanai delle regioni meridionali fondi per devolverli ad altri obiettivi, incolpando quelle amministrazioni di non saper spendere o spendere male.

Tra l’Agenzia per la coesione territoriale e la nuova cabina di regia, non si riscontrano notevoli differenze, cambia il nome ma non la sostanza.