Jeton Neziraj (occhiali di Prada e camicia da boscaiolo) con le sue drammaturgie sfida i poteri forti costituiti. Non lo fa con orazioni civili ma affrontando i cardini della sua società con l’arma dell’ironia e del sarcasmo. Doti che denotano grande raffinatezza culturale e fine intelligenza. Aggirare il problema per colpirlo più a fondo. Sono nati così spettacoli (in questi anni ne ha scritti una ventina) per i quali è stato tacciato, senza mezzi termini, di essere antinazionalista ed antimusulmano. Ed a queste latitudini, per queste due accuse, non ci vanno giù tanto per il sottile. Il suo/loro spazio di produzione è il Qendra (gli altri teatri kosovari sono il Nazionale, il Dodona, l’Oda e Ferizaj) che sorge tra palazzoni vicino al viale, qui li chiamano Boulevard per darsi un tono più internazionale, intitolato a Bill Clinton, con una sua gigantografia ed in basso una statua che lo raffigura, presidente che avallò i bombardamenti sulla Serbia elevato al rango di eroe da queste parti (i caccia partivano da Aviano sotto il nostro governo D’Alema).

KOSOVO-17Qui sono nate le idee che hanno portato alla realizzazione di “Enea’s wanted” dove il guerriero troiano veniva inserito nella guerra dell’ex Juogoslavia, “Yue Madeleine” sulla questione rom, molto sentita anche nei Balcani, “Il volo sul teatro del Kosovo”, parodia di quello del cuculo e della proclamazione della Repubblica kosovara. C’è dell’assurdo e del politico nelle sue parole, un mix tra Brecht e Beckett (anche se i suoi riferimenti culturali spaziano da Garcia Marquez a Dino Buzzati, da Ionesco a Boccaccio), come ne “La distruzione della Torre Eiffel” che si interroga sul velo delle donne musulmane. Era direttore fino a pochi anni fa del Teatro Nazionale a Pristina ma fu destituito dopo il suo progetto di portare sullo stesso palco attori serbi e kosovari. Imperdonabile, lo giudicarono. Il Paese è giovane, in ricostruzione ma con approssimazione e improvvisazione che sfociano anche nella corruzione. Il Kosovo prende il nome dagli stormi di uccelli (proprio qui Hitchcook girò il suo capolavoro), le taccole nere che sorvolano minacciose il cielo plumbeo e grigio zeppo dai vapori e dagli scarichi della grande industria di lignite appena alla periferia della capitale e che impregna narici e vestiario come un grande barbecue.

Nel nuovo spettacolo “In Paradise artists can fly” (residenze italiane a La Spezia e al festival “Armunia” di Castiglioncello) il testo di Neziraj si mette a completa disposizione del compositore e direttore d’orchestra Gabriele Marangoni (gli altri musicisti sono: Dario Garegnani, Ylenia Volpe, Federica Napoletani, Susanna Tognella, Komugi Matsukawa). La protagonista è la rana Fito (richiami ad Aristofane o Fedro) nel suo viaggio di formazione lontano dal suo stagno sicuro. Se in Paradiso gli artisti possono volare significa che da un lato devono essere morti, dall’altro che sulla Terra gli è reso impossibile volare, con la fantasia o con la loro arte. E’ la parabola dell’esplorazione del mondo, della curiosità insita nell’artista, di chi sperimenta ed alza sempre più l’asticella. Fog e frog, nebbia e rana in inglese, si assomigliano: la nebbia cade, cola e cala su tutte le vicende kosovare come una spalmata di marmellata collosa e coprente, come l’incertezza, lo stallo politico, l’indecisione cronica. In questa fiaba noir moderna è racchiuso l’antieroismo donchisciottesco, Prometeo e la resurrezione di Cristo, Frankenstein e Pinocchio, così come Narciso e Dante, Sin City e Sodoma e Gomorra, Shakespeare, Orfeo ed Euridice.

“Se qui vuoi essere libero – ci spiega – poi ne paghi le conseguenze. Gli artisti pagano il prezzo del loro non essere stereotipati né convenzionali, la società invece non è preparata e li sente come una minaccia. Per attaccarmi mi hanno delegittimato più volte: vogliono vedere chiaramente il bianco e il nero, il bene e il male, senza scalfire i loro tabù. Chi è il nemico oggi? Certamente il nazionalismo e il razzismo. Siamo una repubblica ma la polizia è sempre pronta a controllare e intervenire. Arrivano molti soldi dagli Stati Uniti ma alla domanda di che cosa vive precisamente il Kosovo direi corruzione e aiuti umanitari. Non ho mai pensato di trasferirmi all’estero anche se ne avrei la possibilità concreta; voglio andare e tornare, stare qui è una grande opportunità di essere testimone del caos e dei cambiamenti”. Il suo è un balkan humour intriso di mistero e tragicomico, i suoi personaggi imbevuti di crudeltà e stupidità. E la rana, si sa, se messa nell’acqua bollente salta via, se invece viene immersa in una pentola d’acqua fredda ma sul fuoco non si accorge di star morendo.

Dall’1 al 7 dicembre a Pristina l’Istituto del Commercio Estero italiano, collegato all’Ambasciata Italiana ha organizzato la settimana del Made in Italy. In quell’occasione andrà in onda il film di Anna Maria Monteverdi sulle recenti opere teatrali di Jeton Neziraj.