“Io lo so – dice Felice Casson, senatore Pd in contrasto aperto con la linea di Matteo Renzi – che molti renziani pensano oggi di poter fare campagna acquisti tra i grillini disorientati dopo le ultime vicende, ma penso anche che caschino male; se pure si dovesse verificare una scissione nel gruppo, l’indole dei 5 Stelle li porterà comunque all’opposizione, non certo a far da stampella al governo…”. E invece, Matteo Renzi ci ha pensato eccome a reclutare ex grillini. Anzi, dicono i suoi che l’ordine di scuderia sia proprio quello di osservare con grande attenzione cosa accadrà nel Movimento nelle prossime settimane. Perchè se è vero, come sembra, che la dissidenza interna ai grillini si attesta oggi tra i 30 e i 40 parlamentari, tra deputati e senatori, è anche vero che quel numero può fare la differenza, fino a diventare determinante, al momento dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Dunque, l’idea dei renziani è riuscire, in qualche modo, a controllare la possibile diaspora. E laddove possibile, fare “campagna acquisti”, soprattutto al Senato. Dove già dai prossimi voti di fiducia qualche voto in più farebbe un gran comodo; l’esecutivo, d’altra parte, può contare solo su cinque voti di differenza a palazzo Madama, troppo pochi per star tranquilli con la sinistra Pd in ebollizione e Forza Italia non più in grado di garantire tenuta sul fronte delle riforme.

Insomma, è partita una vera caccia al grillino dissidente. E potenzialmente scissionista. Sembra essere venuta meno, infatti, anche quell’idea che era circolata nelle settimane scorse e che prospettava la formazione di un nuovo gruppo parlamentare dove far confluire non solo gli ex Scelta Civica e Popolari per l’Italia, ma anche i forzisti fittiani (anche lì, solo in caso di scissione) e altri provenienti dal gruppo misto, tra questi ex grillini espulsi agli esordi parlamentari del Movimento. I risultati elettorali delle Regionali, però, hanno rimescolato le carte e determinato scosse telluriche forti nei gruppi e dunque l’ipotesi è sfumata. “Ne avevo sentito parlare anche io – racconta ancora Casson – ma si sarebbe trattato di un gruppo molto grande, difficilmente gestibile proprio perchè composto da un’umanità politica molto variegata. Non stento a credere che l’operazione possa essere naufragata così come credo che far conto sui grillini dissidenti, anche per l’elezione del Presidente della Repubblica, sia una pallottola spuntata”.

D’altra parte, l’ala dissidente dell’M5s, qualora decisa di dividersi, dovrà dapprima compattarsi e solo allora avrà modo di testare la propria tenuta nelle votazioni in programma alla Camera e al Senato. E proprio a Palazzo Madama i Cinquestelle potranno giocare un ruolo determinante già nel corso dei prossimi giorni. Al momento, però, i senatori non sono pienamente convinti del percorso avviato alla Camera e a Parma. Guardano con attenzione per capire come muoversi. D’altronde, i pentastellati del Senato sono abituati a pressioni e richieste di «soccorso» da parte degli altri partiti di governo; quindi, prima di muoversi preferiscono valutare bene la situazione. E, soprattutto, dato da non sottovalutare, hanno già pagato un tributo alto in termini di espulsioni con l’allontanamento di ben 15 colleghi. Appoggiare il governo, insomma, ora appare prematuro. Aris Prodani, deputato friulano dissidente, infatti, lo esclude. “Io non so se Renzi stia davvero pensando a reclutare una parte di noi, ma se lo pensa casca senz’altro male; anche qualora dovessimo dividerci, di certo non potremo fare da stampella al governo. Diverso, invece, il discorso sull’elezione del presidente della Repubblica, ma anche lì non intravedo la possibilità che emergano candidature Pd sulle quali poter convergere”. I 5 stelle, insomma, anche se divisi, potrebbero marciare uniti sul fronte dell’elezione per il Colle. E questo Renzi lo teme. Se, infatti, proprio dai grillini fosse lanciato un nome autorevole, poi sarebbe difficile farne digerire la bocciatura ai cittadini (una sorta di replica di quanto accadde nel 2013 per Stefano Rodotà).

Al momento, al Senato, i renziani hanno messo mano al pallottoliere per misurare quanti 5 Stelle potrebbero usare il voto segreto come prova generale per futuri traslochi. Non è un caso se, infatti, dal Nazareno sono stati fatti trapelare, per la successione al Quirinale, sia il nome di Raffaele Cantone che quello di Nicola Gratteri, per sondare l’animo dei 5 stelle. La caccia al voto grillino in libera uscita, insomma, è appena cominciata. Ma le speranze di Renzi rischiano di restare deluse: “Potremo pure dividerci – chiude Prodani – ma piuttosto che dare una mano a Renzi, meglio dimettersi dal Parlamento…”.